La manifestazione
Tracce di sangue in casa e nell'auto
Matteo Tuccini
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ÇLA VITTIMA. Rajmonda Zefi, scomparsa il 31 dicembre Il suo corpo è stato ritrovato ieri mattina dai carabinieri a StazzemaDomani l'autopsia dovrà far luce su cosa è accaduto la mattina del 31
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MASSAROSA. Il ritrovamento del corpo di Rajmonda Zefi disegna una tragica linea di non ritorno, oltre la quale tutta la vicenda assume una dimensione diversa e ben più drammatica. Ma il giallo di Stiava non può dirsi risolto. Perché restano dei punti interrogativi. A partire dalla dinamica della morte e da quella telefonata della mattina del 31 dicembre, che pare aver scatenato l'ultima litigata tra i due. Con conseguenze tragiche. Cos'è successo in quella casa? È ovvio che molte risposte si cercheranno nell'autopsia che verrà fatta sul cadavere, prevista per domani. Sarà l'esame condotto dal medico legale a stabilire se, innanzi tutto, ci siano segni sul collo tali da far pensare a uno strangolamento, come sostiene la Procura. Un'ipotesi alla base dell'accusa di omicidio volontario che pesa sulle spalle di Francesco Quinci, il marito. Inoltre, l'esame dovrà chiarire di che natura siano le ferite trovate sulla salma: sono state causate esclusivamente dalla caduta dalle scale o anche dal fatto che è stata gettata in un dirupo? L'unica certezza, infatti, è che la caduta di cui ha parlato anche Quinci c'è stata. Perché i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche hanno trovato tracce di sangue nella casa di via Matteotti. Così come dei segni biologici sono stati rinvenuti sull'auto con cui Rajmonda è stata portata via. Ma una caduta non presuppone certo la colpevolezza, così come strenuamente affermato dalla difesa di Quinci. Gli stessi legali che tutelano gli interessi dell'uomo nomineranno un perito di parte. Gli Zefi, invece, hanno già incaricato un consulente in vista dell'autopsia, il dottor Giorgio Puntoni, medico dell'Asl 12 Versilia. Altro aspetto non trascurabile dal punto di vista investigativo è il perché Quinci abbia tolto la parte inferiore del pigiama a Rajmonda e deciso di bruciare i vestiti e il telo. Domani, intanto, si terrà l'udienza di convalida del fermo di Quinci - che è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere - davanti al gip del tribunale di Lucca. Al momento in cui scriviamo è in caserma, in attesa di essere portato al carcere di Lucca. L'uomo del mistero. Per capire di più del mondo che frequentava Rajmonda è inevitabile porsi delle domande sul gruppo che frequentava, e con cui passava le serate in discoteca. Perché uno dei nodi della vicenda è sapere chi l'ha chiamata al telefono alle 9 del 31 dicembre. Dalle notizie che trapelano dagli inquirenti, pare sia un amico, un connazionale. Un albanese che probabilmente fa parte di quel gruppo di persone, originarie dell'Europa dell'est, che assieme a lei organizzava serate e feste in alcuni locali della Versilia. Forse è la stessa persona che l'ha riaccompagnata a casa la sera precedente, quando Rajmonda si è fatta venire a prendere al supermercato Esselunga di via Aurelia nord a Viareggio, per tornare a Stiava. I legali di Francesco Quinci, marito della donna, affermano di conoscere l'identità dell'uomo. «Sappiamo chi è, lo sanno anche gli inquirenti, ma rimaniamo zitti», ha detto l'avvocato Carlo Alberto Antongiovanni venerdì sera, mentre i carabinieri del Ris perlustravano l'abitazione di via Matteotti. Forse Quinci sospettava legami troppo stretti tra quest'uomo e Rajmonda. Ma se davvero ci fosse stato qualcosa tra i due, perché l'uomo del mistero non l'ha cercata successivamente? Soprattutto: quando non l'ha vista arrivare alla festa del Piper - che si è tenuta regolarmente, come affermato al Tirreno da un pr versiliese - perché non si è domandato cosa fosse successo? È chiaro che è difficile immaginarsi il peggio, ma se nessuno dei due cellulari di Rajmonda era acceso, se qualcuno doveva averne a cuore le sorti doveva almeno allarmarsi. Tra l'altro, Rajmonda aveva lasciato la spesa per il festone dentro l'auto. Al momento, i motivi di questo gesto - piuttosto strano - sono chiari solo agli inquirenti. Ma perché chi aveva collaborato con lei per organizzare il veglione non si è posto il problema di andare a recuperarla? Proprio questo presunto immobilismo degli amici, ammesso che sia così, ha fatto venire qualche dubbio. C'è da dire, però, che i carabinieri hanno spiegato più volte di averli ascoltati assieme ai familiari, e proprio quello che hanno raccontato loro li ha messi in movimento. Perché - dicono - non concordava con quanto affermato da Quinci.
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