Il Tirreno

Versilia

Boom di fallimenti, la nautica va a picco

Luca Cinotti
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IN DIFFICOLTÀ. Fallimenti per l’edilizi (sopra) e il marmo (sotto)

Nell'ultimo anno 67 aziende chiuse in Versilia. Va malissimo anche l'edilizia

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L'onda di piena, quella che spazza via chi non ha radici sufficientemente salde, alla fine è arrivata. Il 2010 appena concluso ha messo la parola²fine" all'esistenza di tante piccole aziende dell'indotto nautico sfibrate dalla crisi nata nel 2008. Secondo i dati del Tribunale di Lucca, sono una quindicina le aziende del settore che sono state dichiarate fallite negli ultimi dodici mesi.  Anno nero. Si tratta di una buona fetta delle 67 che, nei sette comuni della Versilia, sono andate incontro allo stesso destino. Assai più di una alla settimana e assai più di quanto avvenuto durante il 2009, quando ci si fermò intorno a quota trenta, come peraltro durante l'anno ancora precedente. Un'impennata che si può spiegare con i tempi che le procedure fallimentari comportano, dalla presentazione dell'istanza alla sentenza del giudice. Insomma: chi è andato in crisi 2-3 anni fa ha, con tutta probabilità, visto finire il proprio calvario nel 2010.  Nautica ko. Le aziende della nautica, dicevamo. Viareggio e Massarosa sono le più colpite dalla moria dell'indotto, perché in questi comune si concentra la maggior parte del settore. Leggenda la lista di nomi che presentiamo in questa pagina si incontrano soprattutto falegnamerie, carpenterie, aziende di verniciatura. Oltre a qualche piccolo cantiere di costruzione di scafi. Si tratta di aziende che sono state messe incrisi, da un lato, dal mancato pagamento delle commesse da parte dei cantieri più grandi (a loro volta, spesso, già lavoranti in appalto dai grandi nomi della Darsena). E dall'altro con le banche che hanno chiuso il rubinetto del credito una volta viste venir meno le garanzie. L'ennesima riprova di come il periodo d'oro della nautica made in Viareggio si sia in gran parte appoggiato su un sistema di appalti e subappalti dai piedi (e i bilanci) fragilissimi.  I guai dell'edilizia. Se la nautica se la passa male, non può sorridere nemmeno l'edilizia. Continuando in un trend che arriva ormai da qualche anno di distanza, sono tante le aziende del settore costruzioni ai quali il magistrato ha fatto chiudere i battenti. Si tratta, molto spesso, di piccole imprese unipersonali o con 2-3 dipendenti: pianetini di una galassi che, negli ultimi dieci anni ha visto moltiplicare i propri componenti, con buona pace della solidità dei conti ma anche (spesso) della sicurezza e della formazione dei lavoratori. In difficoltà anche qualche impresa collegata al settore delle costruzioni: è il caso di un paio di specialisti nella compravendita immobiliare che si sono visti costretti a chiudere i battenti.  Marmo alla finestra. Nel 2010 sono fallite tre aziende direttamente collegate alla lavorazione del marmo. Un dato che certo non fa sorridere, ma che forse si poteva immaginare più pesante viste le difficoltà del settore negli ultimi anni.  Il commercio. Come spieghiamo nella pagina a fianco, anche il commercio e - più in generale - il settore terziario ha avuto le sue "vittime sul campo". Tuttavia, rispetto a qualche anno orsono (ci riferiamo alla metà degli anni Duemila) sembra essersi arrestata la morìa continua di bar e ristoranti. Questo non significa, ovviamente che questi esercizi non chiudano i battenti per problemi economici: semplicemente, non si arriva al passo estremo del fallimento. A titolo di curiosità, notiamo invece che nella lista del 2010 sono presenti un paio di imprese che commerciavano in alimentari e anche una dedicata alla compravendita di pesce.  Viareggio sopra tutti. Scomponendo territorialmente il numero dei fallimenti, si vede facilmente che Viareggio fa la parte del leone, con ben 37 casi. Un dato che se da un lato può non sorprendere più di tanto vista l'importanza del tessuto imprenditoriale della città, colpisce se si pensa che l'anno scorso i casi erano "solo" 17. Alle spalle di Viareggio seguono Pietrasanta e Camaiore con sette fallimenti a testa. Si conferma, invece, lo "zero" nella casella del comune di Stazzema.  

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