Il dolore
Unione, verso il referendum-bis
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OPPOSIZIONE. Lombardi2 MINUTI DI LETTURA
«Voglio sperare di essere io il pessimista di turno, ma se trascorreranno invano i prossimi quattro mesi, come lasso di tempo chiesto personalmente dal presidente dell'Unione dei Comuni per apportare le modiche allo statuto dell'organismo così come chiesto dai due esperti fortemarmini, mi dichiaro fin d'ora disponibile come consigliere comunale a far ripartire la raccolta di firme per celebrare il referendum abrogativo dell'adesione di Forte dei Marmi». Così Giovanni Lombardi, già presidente del consiglio comunale e attuale consigliere di opposizione del gruppo "Per il Forte" ha voluto chiarire la propria posizione nella diatriba riguardante l'adesione di Forte dei Marmi all'Unione dei Comuni.
«La diffidenza che abbiamo è del tutto comprensibile - ha continuato Lombardi -: intanto perché a fronte di un impegno così duraturo e importante, nel quale Buratti e Verona ripongono molte loro speranze, non c'è stata nessuna consultazione dei cittadini di Forte dei Marmi, né mediante delle assemblee popolari e neppure tramite lo strumento partecipativo di Agenda 21. E credo proprio che abbia ragione il collega Fabio Giannotti del Pdl, che ha voluto rammentare come fu proprio il sindaco Buratti, un anno fa, ad affermare che l'adesione all'Unione era il primo passo verso il Comune unico della Versilia. E del resto lo stesso attuale presidente dell'Unione, Verona, non ha certo celato in tempi più recenti di confidare che si possa costruire addirittura un Piano urbanistico strutturale unico per i comuni aderenti. «Nelle recenti vicende i due arbitri in rappresentanza del municipio e dei referendari, Guidugli e Vasco Franceschi - continua Lombardi - hanno posto delle condizioni vincolanti per l'adesione all'Unione di Forte dei Marmi, condizioni che sono ancora ben lontane dall'essere state realizzate e l'aver deciso l'adesione, così come ha fatto recentemente, a maggioranza, l'Amministrazione Buratti - conclude il consigliere Lombardi - consegna alla sfera delle probabilità (basse a mio giudizio) questa vicenda, sulla quale, se fossero confermate, gravano pure le indiscrezioni secondo cui anche Pietrasanta e Viareggio, che ancora non sono entrati nell'Unione, abbiano a loro volta da ridire sullo statuto, e non stentiamo a crederlo. Quindi la mossa dell'Amministrazione Buratti potrebbe essere stata caratterizzata più da motivazioni politiche che non dal supporto della volontà popolare».
«La diffidenza che abbiamo è del tutto comprensibile - ha continuato Lombardi -: intanto perché a fronte di un impegno così duraturo e importante, nel quale Buratti e Verona ripongono molte loro speranze, non c'è stata nessuna consultazione dei cittadini di Forte dei Marmi, né mediante delle assemblee popolari e neppure tramite lo strumento partecipativo di Agenda 21. E credo proprio che abbia ragione il collega Fabio Giannotti del Pdl, che ha voluto rammentare come fu proprio il sindaco Buratti, un anno fa, ad affermare che l'adesione all'Unione era il primo passo verso il Comune unico della Versilia. E del resto lo stesso attuale presidente dell'Unione, Verona, non ha certo celato in tempi più recenti di confidare che si possa costruire addirittura un Piano urbanistico strutturale unico per i comuni aderenti. «Nelle recenti vicende i due arbitri in rappresentanza del municipio e dei referendari, Guidugli e Vasco Franceschi - continua Lombardi - hanno posto delle condizioni vincolanti per l'adesione all'Unione di Forte dei Marmi, condizioni che sono ancora ben lontane dall'essere state realizzate e l'aver deciso l'adesione, così come ha fatto recentemente, a maggioranza, l'Amministrazione Buratti - conclude il consigliere Lombardi - consegna alla sfera delle probabilità (basse a mio giudizio) questa vicenda, sulla quale, se fossero confermate, gravano pure le indiscrezioni secondo cui anche Pietrasanta e Viareggio, che ancora non sono entrati nell'Unione, abbiano a loro volta da ridire sullo statuto, e non stentiamo a crederlo. Quindi la mossa dell'Amministrazione Buratti potrebbe essere stata caratterizzata più da motivazioni politiche che non dal supporto della volontà popolare».
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