Gioco
Multe sul fosso Fiumetto, contestate mappe e misurazioni degli agenti
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IL FOSSO DEI PITTORI. Un tratto del Fiumetto a Roma Imperiale: nel corso degli anni ha ispirato pittori come Carrà e ancora oggi è uno dei luoghi più suggestivi della Versilia2 MINUTI DI LETTURA
La guerra delle mappe del Fiumetto, il fosso caro a Carrà, va avanti. Una guerra scoppiata tra proprietari delle ville di Roma Imperiale e il Consorzio di Bonifica che mesi fa ha elevato multe a tutto spiano contestando (ad alcuni, non a tutti) anche la presenza di manufatti entro i fatidici quattro metri dagli argini.
Manufatti quindi abusivi, da abbattere. C'è chi ha preso il verbale è ha pagato e chi ne ha fatto invece una questione di principio è ha incaricato legale (Franco Micheli) e tecnico (l'architetto Giulio D'Alessandro) di provare a fare luce. E da quel giorno è scoppiata la guerra delle mappe. D'Alessandro e Micheli hanno setacciato gli archivi comunali, fatto sopralluoghi e rifatto le misurazioni degli agenti che hanno portato ai verbali. Risultato: contestazione su tutta la linea e anche alcune scoperte interessanti che potrebbero far comodo anche al Comune che da anni guarda con interesse anche alla possibilità di poter rendere percorribile al pubblico parte delle rive. Verbali del Consorzio, osservazioni e controsservazioni sono ora sul tavolo del dirigente del settore difesa del suolo delle Provincia di Lucca, l'ente che ha titolo di intervento. Come prima cosa ci sono gli errori catastali.
«Errori materiali - sottolinea D'Alessandro - derivati da una non corretta rappresantazione grafica redatta sul posto negli anni Quaranta ed erroneamente riportata sulle cartografie del nuovo catasto edilizio urbano, la cui pubblicazione risale al 1953. Secondo le carte il Fiumetto sarebbe largo 16-17metri e così evidentemente non è». Riguardo alle misurazioni fatte nei verbali, D'Alessandro e Micheli contestano il metodo e sopruttutto il fatto che non si sia tenuto conto dei cedimenti strutturali degli argini. «Cedimenti causati, ne abbiamo le prove fotografiche - spiega D'Alessandro - anche da tane di grosse nutrie, lunghe quasi un metro, che popolano la zona. Il Consorzio avrebbe dovuto ripristinare gli argini ma non lo ha mai fatto. E' chiaro a tutti che dove un argine cede si forma un'ansa: non ci sembra corretto partire da quel punto estremo per verificare le distanze dalle proprietà». La vicenda verbali sul Fiumetto è dunque tutt'altro che chiusa. Spetta ora alla Provincia prendere una decisione ma anche l'ufficio urbanistica del Comune dovrà verificare attentamente la situazione visti gli interessi (pubblici come privati) che insistono su quelle sponde.
Manufatti quindi abusivi, da abbattere. C'è chi ha preso il verbale è ha pagato e chi ne ha fatto invece una questione di principio è ha incaricato legale (Franco Micheli) e tecnico (l'architetto Giulio D'Alessandro) di provare a fare luce. E da quel giorno è scoppiata la guerra delle mappe. D'Alessandro e Micheli hanno setacciato gli archivi comunali, fatto sopralluoghi e rifatto le misurazioni degli agenti che hanno portato ai verbali. Risultato: contestazione su tutta la linea e anche alcune scoperte interessanti che potrebbero far comodo anche al Comune che da anni guarda con interesse anche alla possibilità di poter rendere percorribile al pubblico parte delle rive. Verbali del Consorzio, osservazioni e controsservazioni sono ora sul tavolo del dirigente del settore difesa del suolo delle Provincia di Lucca, l'ente che ha titolo di intervento. Come prima cosa ci sono gli errori catastali.
«Errori materiali - sottolinea D'Alessandro - derivati da una non corretta rappresantazione grafica redatta sul posto negli anni Quaranta ed erroneamente riportata sulle cartografie del nuovo catasto edilizio urbano, la cui pubblicazione risale al 1953. Secondo le carte il Fiumetto sarebbe largo 16-17metri e così evidentemente non è». Riguardo alle misurazioni fatte nei verbali, D'Alessandro e Micheli contestano il metodo e sopruttutto il fatto che non si sia tenuto conto dei cedimenti strutturali degli argini. «Cedimenti causati, ne abbiamo le prove fotografiche - spiega D'Alessandro - anche da tane di grosse nutrie, lunghe quasi un metro, che popolano la zona. Il Consorzio avrebbe dovuto ripristinare gli argini ma non lo ha mai fatto. E' chiaro a tutti che dove un argine cede si forma un'ansa: non ci sembra corretto partire da quel punto estremo per verificare le distanze dalle proprietà». La vicenda verbali sul Fiumetto è dunque tutt'altro che chiusa. Spetta ora alla Provincia prendere una decisione ma anche l'ufficio urbanistica del Comune dovrà verificare attentamente la situazione visti gli interessi (pubblici come privati) che insistono su quelle sponde.
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