Il Tirreno

Versilia

Sacrificio, non scorribande

Didala Ghilarducci   Presidente Anpi Viareggio

Didala Ghilarducci scrive a Giuseppe Poli

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 In quell'agosto del 1944, pochi giorni dopo l'eccidio mio marito, il partigiano Chittò, insieme al suo amico e comandante Giancarlo Taddei, Beppe, usciti in perlustrazione con un altro partigiano della formazione Garosi sulle colline di Massarosa, vennero uccisi dallo stesso fuoco nazista che aveva fatto scempio delle innocenti vittime civili di Sant'Anna. Chittò era uscito con i due compagni, senz'armi, per evitare possibili rappresaglie sulla popolazione civile. Mi lasciò sola, con un figlio di neppure un anno. Queste erano le nostre "scorribande"; questa fu la nostra "arroganza"; queste le nostre "responsabilità". Fortunatamente furono molti gli uomini e le donne che, con le armi e senz'armi, si opposero all'occupazione dell'Italia da parte di un feroce regime, aiutato e sostenuto da quei fascisti italiani, Ragazzi giovani che seppero scegliere un sogno di libertà e di pace, anche a costo della vita.  Di questi eroi senza retorica è consolazione della mia vita potermi ergere fieramente a "paladina": l'Italia deve a loro la conquista della nostra libertà. Di quella libertà abusa Giuseppe Poli, per offendere me e cercare di infangare squallidamente la memoria dei martiri della nostra democrazia.

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