Il Tirreno

Versilia

C'è la crisi, boom dei compro oro

Matteo Tuccini
<b>GIOIELLI.</b> Bilancia in un compro oro della citt&agrave;
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GIOIELLI. Bilancia in un compro oro della città

Fioccano le aperture in città: «Le famiglie hanno bisogno di quattrini»

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 VIAREGGIO. Per tenere il conto degli affari non era sufficiente il registro rilasciato dalla questura. «Lo riempivamo ogni 15 giorni, non valeva la pena fare ogni volta la fila per consegnarlo alla polizia. Così ce ne siamo comprati uno da 200 pagine». E comunque, spiega Nadia Ranieri di Oropiù, «bisogna diffidare da chi consegna registri semivuoti». Perché il mercato tira, eccome. E se le compravendite non risultano, c'è puzza di bruciato.  Fioccano in città i cosiddetti "compro oro", attività che acquistano gioielli usati in cambio di liquidità. L'ultima apertura è di pochi giorni fa in via Machiavelli, l'ennesima di un boom che dura da 2 anni. E che a Natale conosce picchi incredibili.  Il perché è facile da immaginare e da spiegare: la gente ha bisogno di contanti. E i gioielli di famiglia sono un'ottima riserva da cui pescare. Con buona pace della nonna che li ha lasciati.  Che cosa si vendono le persone? Anelli, ma soprattutto catenine. A prezzi variabili, legati alla valutazione dell'oro nei mercati finanziari. Anche se alcuni di questi commercianti del metallo più prezioso assicurano che chi arriva a offrire 25-26 euro al grammo per un 18 carati non la racconta giusta. Perché spesso quel grammo significa "di oro puro", e una collana non lo è quasi mai al 100%. Anzi, al mille per mille, come è più giusto calcolare la preziosità.  Le famiglie hanno bisogno di soldi. La crisi economica morde le tasche delle famiglie, costringendole a raschiare il fondo del barile. E il mercato, a modo suo, risponde.  Il Monte dei pegni ha ripreso a funzionare a pieno regime come ai vecchi tempi, e qualcuno sostiene che faccia affari anche più dei "compro oro". E a questi ultimi sempre più si rivolgono persone indebitate e in genere con difficoltà economiche.  Ma non solo. Alcuni hanno fatto capolino in negozio prima del Natale, perché dovevano fare i regali e non avevano quattrini sotto mano. Tra l'altro, pare che in tutta la Toscana questo settore sia in ascesa, ma in Versilia il ricorso massiccio alle riserve familiari per poter rimanere a galla è molto più accentuato che da altre parti.   «Non tutti sono professionisti». Non sempre, però, il "compro oro" nasce per ragioni pienamente rispettose della legge. Si sa che questo tipo di negozi possono essere uno strumento, consapevole o no, del riciclaggio.  «C'è una licenza, rilasciata dalla questura, per poter svolgere questo lavoro - afferma Gabriele Bianchi di Bancoro, due punti vendita a Viareggio e Torre del Lago - viene analizzata la fedina penale, si fanno i sopralluoghi nei negozi per capire se siano sicuri... Insomma, mi pare che siamo controllati. Poi, ogni nostro acquisto è registrato e visionato dalla polizia. Per quanto riguarda il rischio di gioielli provenienti da furti, c'è il cliente che firma e dà la garanzia che non è così».  C'è da dire, però, che gli stessi operatori non mettono la testa sotto la sabbia. E ammettono che molti di loro non sanno distinguere l'oro da un pezzo di legno. Altri usano pubblicità ingannevoli, o peggio. Come ad esempio nella questione del prezzo offerto per l'acquisto di un gioiello. «La quotazione varia a seconda delle oscillazioni di mercato - dice Nadia Ranieri di Oropiù - ma ritengo che per un 18 carati non si possano pagare più di 22 euro al grammo».  Eppure si notano offerte superiori, anche da 25 e fino a 26 euro. «In realtà - spiegano da Oropiù - quelle cifre vengono riconosciute per l'oro puro, e i gioielli comuni, quelli di famiglia, non sono mai tali. In genere sono leghe, ad esempio per un 18 carati ci sono 750 millesimi di oro puro e il resto di argento e così via». Insomma: quando vi recate nel negozio per offrire i vostri preziosi, c'è il rischio di rimanere delusi. O, peggio ancora, fregati.  

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