Il Tirreno

Versilia

Un avvocato scrive al Comune a quindici anni dall’evento che distrusse alcune abitazioni

«Voragine, urge la perimetrazione esatta»

Marco Pomella
I danni della voragine apertasi a Le Funi
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I danni della voragine apertasi a Le Funi

Crollati i prezzi delle case, vincolato dalla Regione tutto il centro storico

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 CAMAIORE. Come un'onda, avanti e indietro. Il territorio di Camaiore - l'intera piana - si sposta con una oscillazione di tre centimetri circa. Lo dice il capo della Protezione civile locale, il disaster manager Antonio Barsotti.  Ma a 15 anni dalla voragine, che mandò distrutti 6 edifici, sul regolamento urbanistico e sul piano strutturale del Comune non esiste ancora l'individuazione di un'area "a rischio", come l'avvocato Franco Micheli, con una lettera indirizzata al sindaco, fa notare in questi giorni.  Era il 15 ottobre del 1995, quando in zona "Funi" si aprì una grande voragine di quasi 40 metri di larghezza e 15 di profondità, che inghiottì un intero palazzo. E che, nei giorni successivi, costrinse a demolire altre abitazioni, irreparabilmente compromesse.  Da allora, il territorio camaiorese è stato sottoposto a costante (e crescente negli anni) monitoraggio.  «Abbiamo una serie di apparecchiature - dice Barsotti - che controllano le anomalie in profondità, i campi di forza, gli spostamenti monitorati da satellite, le rumorosità del sottosuolo, i movimenti superficiali e persino le emissioni di Co2».  Se i fenomeni di sinkhole (le voragini) sono scarsamente prevedibili, dagli studi effettuati in questi anni emerge, però, che il territorio si muove. Lentamente, ma costantemente.  «L'intero territorio fluttua - dice Barsotti - come un'onda del mare, per un'oscillazione massima che abbiamo registrato in tre centimetri. Non stiamo parlando di una piccola porzione del territorio, ma dell'intera conca camaiorese, dalla chiesa dei Frati a quelle di Vado e fino al campo di atletica del Tori».  Sul piano strutturale e sul regolamento urbanistico, però, di tutto questo non c'è traccia. Esclusa l'area delle Funi che, dopo la voragine, fu acquisita al patrimonio comunale. Ed è proprio su questo aspetto, che insiste l'avvocato Micheli. In una lettera indirizzata al primo cittadino e protocollata lo scorso 14 dicembre chiede, per conto di una residente di via Bonuccelli, «copia delle relazioni di studi sull'effetto sinkhole, con relativa perimetrazione. E una copia delle risultanze tecniche effettuate dalla protezione civile, finalizzato ad un programma di intervento e informazione ai cittadini interessati». Infine, Micheli chiede di «conoscere se verrà dedicata particolare attenzione, nel prossimo studio sul piano strutturale, o sul regolamento urbanistico, alle aree, agli immobili e ai proprietari coinvolti del fenomeno sinkhole». Sarà il sindaco a rispondere. Da quel che sappiamo noi però, nella variante allo strutturale a cui gli uffici stanno lavorando in questi mesi non c'è nulla al riguardo. Mentre la protezione civile ha un piano di evacuazione per il fenomeno sinkhole, esattamente come per i terremoti o le alluvioni.  Quel è l'obiettivo dell'avvocato Micheli? Probabilmente quello di attestare sui documenti ufficiali, quella che è già una realtà: la svalutazione degli immobili. «Una casa del valore di circa 300 mila euro - dice qualche cittadino della zona - oggi non si vende a più di 50 mila euro». Perché anche se il Comune non contempla la pericolosità, la Regione ha vincolato tutta l'area. E per fare un qualsiasi intervento (ampliamenti, sopraelevazioni, cambi di destinazione d'uso) servono più nulla osta e pareri, che per costruire in riva ad un fiume. Se il Comune riconoscesse che quell'area è svantaggiata, i cittadini potrebbero invece, quanto meno, godere di sgravi o esenzioni delle tasse comunali (a risarcimento dell'investimento sfumato).

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