Il Tirreno

Versilia

Appaltopoli, assolto Pardini

<b>PROCESSO.</b> Il palazzo di giustizia di Pistoia
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PROCESSO. Il palazzo di giustizia di Pistoia

Il patron della Quadrifoglio era fra gli imputati del maxiprocesso di Pistoia

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 VIAREGGIO. C'è anche l'imprenditore versiliese Brunello Pardini, patron della "Quadrifoglio scavi" (una delle aziende più importanti nel settore dei lavori pubblici) fra i 32 assolti nel maxiprocesso davanti al tribunale di Pistoia. L'inchiesta era nata, nel 2003, dopo che la Procura pistoiese aveva ipotizzato un piano preordinato per spartirsi gli appalti pubblici di mezza Toscana.  In quella che venne subito chiamata "Appaltopoli" finì anche Riccardo Michelessi, dipendente della Varia costruzioni: anche per lui, ieri, il collegio ha decretato l'assoluzione.  Alla fine nella rete della procura sono rimaste soltanto due condanne: quelle per Oliviero Zavagli, 62 anni, di Montecatini, condannato a 6 anni con l'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e Paolo Parlanti, 60 anni, di Pieve a Nievole, la cui pena è stata di 4 anni e mezzo con l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Per diversi capi di imputazione anche per loro due la prescrizione ha estinto varie ipotesi di reato. Un "bottino" magro per un'inchiesta che, sette anni fa, aveva messo a soqquadro il mondo dei lavori pubblici in mezza toscana.  Più che un crollo, un'implosione dalle fondamenta: per i giudici non ci furono accordi preventivi per spartirsi gli appalti. L'esatto contrario di quanto costituì l'ispirazione alla base della maxi-inchiesta che portò a 16 arresti e decine di indagati. La corte non ha ritenuto valida la tesi dell'accusa sull'associazione a delinquere e le turbative d'asta.  Zavagli e Parlanti sono stati condannati per corruzione e falso per soppressione. Il primo reato sarebbe stato consumato al momento di cedere alcune piantine al dipendente dell'Arpat Filiberto Vallesi affinché comunicasse in anticipo i controlli sulle aziende riconducibili a Zavagli. Il secondo nell'agosto 2002 al momento di sottrarre l'offerta per un appalto da 258mila euro riferito al rifacimento dei marciapiedi a Montecatini. Dalle intercettazioni telefoniche venne fuori l'errore commesso da Parlanti nell'assegnare le percentuali di offerte delle ditte partecipanti. In quel modo non avrebbe vinto l'impresa che doveva aggiudicarsi i lavori. E così i condannati, secondo la sentenza, riuscirono a rimettere nella busta da far sottoporre alla commissione una nuova proposta con il giusto ribasso.  Oltre all'associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d'asta la corte doveva giudicare anche i reati di rivelazione di segreto d'ufficio, falso per soppressione e corruzione. In tutto erano 29 i capi d'imputazione contestati, per la maggior parte relativi a gare d'appalto bandite dal 2000 al 2003 da amministrazioni comunali delle province di Pistoia e Lucca. Un giro d'affari di decine di milioni di euro, portato alla luce grazie alle indagini del Corpo Forestale e dei carabinieri di Pescia. Stando all'accusa l'associazione a delinquere aveva proprio l'obiettivo di costituire un cartello tra le imprese partecipanti alle gare indette dalle pubbliche amministrazioni, facendo vincere questa o quella secondo un criterio di spartizione di zone d'influenza. I pubblici ufficiali avrebbero, nello scenario ipotizzato dal pm, favorito gli accordi sottobanco.

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