La manifestazione
Le indagini. Anche il secondo bombolone urtò contro i paletti dacciaio lungo la linea ferroviaria
Strage, il picchetto forò la cisterna
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PICCHETTI. In primo piano, lungo i binari La tesi di un perito dell'accusa collima con quella di Trenitalia
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VIAREGGIO. A forare la cisterna dalla quale si liberò il Gpl la maledetta notte del 29 giugno 2009 fu un paletto d'acciaio di quelli di servizio per la tracciatura della linea ferroviaria. Non ha dubbi la relazione di uno dei periti dell'accusa, con la quale collimerebbero le indagini fin qui svolte dalla Procura di Lucca, che hanno portato ai 38 indagati. Tesi identica a quella sostenuta nella relazione che Trenitalia (vettore del trasporto, unico detentore in tutta la vicenda del certificato di sicurezza) ha a sua volta consegnato alla Procura, avvalendosi del lavoro dei periti del Dipartimento di meccanica del Politecnico di Milano. In netto dissenso con Rete ferroviaria italiana, gestore dell'infrastruttura (la rete ferroviaria) lungo la quale il convoglio viaggiava. Secondo la cui relazione (anche questa consegnata alla Procura) a forare la cisterna è stato, invece, il "cuore" di uno scambio (la famosa "piegata a zampa di lepre"). Tesi, questa sostenuta anche da Fs. Tre a due per il paletto (picchetto), insomma. Questo ad oggi, quando ancora i periti non hanno potuto esaminare i pezzi e sulla base - sembra di capire - solo delle foto e dei calcoli matematici. Misurazione dello squarcio esclusa, insieme - almeno per il momento - all'analisi del materiale che ricopre lo squarcio stesso. Elementi che - secondo quanto dichiarato da Alberto Chiovelli, direttore dell'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, negli incontri con i familiari delle vittime - molto potrebbero dire su cosa abbia realmente causato la rottura della cisterna e la conseguente fuoriuscita del Gpl. Ma nella relazione del perito dell'accusa c'è di più: secondo la ricostruzione fatta, anche il carro numero due potrebbe aver intercettato i paletti. Per questo è necessaria che venga verificata sulla cisterna 2 del secondo carro la presenza di danneggiamenti da collisione con paletti di linea. In questo caso, però, il "bombolone" non si è forato. Perché, è una delle risposte che l'inchiesta dovrà fornire. Le dichiarazoni del perito coincidono con quanto dichiarato alla commissione trasporti del Senato, l'amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti: la lamiera della cisterna del primo carro sembrerebbe realizzata senza doppio spessore. Doppio spessore che il Regolamento per il trasporto internazionale di merci pericolose (Rid) però non prevede. A rilevare la posizione dei paletti sono stati i vigili del fuoco. La relazione del perito dell'accusa, così li descrive: distribuiti ad intervalli di circa 10 metri, disposti lungo il quarto e quinto binario. Sul lato sinistro, con un osservatore rivolto verso Sud sulla mezzeria del quarto binario. Ma i paletti, o picchetti, dovevano essere lì? Anche questa è una delle domande cui la Procura dovrà rispondere. Sapendo, però, che la sostituzione di questi strumenti di rilevazione è sì prevista, ma solo nei tratti sui quali le Ferrovie vadano facendo nuovi interventi. Per fare un esempio, sulla rete dell'alta velocità sono stati eliminati. E lo sarebbero stati, per la stazione di Viareggio, il giorno in cui si fosse realizzato il raddoppio della ferrovia Viareggio-Lucca. Alla fine, insomma, se la "colpa" del foro della cisterna fosse realmente dei picchetti ci sono buone possibilità che il processo possa anche terminare con un "liberi tutti", almeno per le azione di Ferrovie dello Stato. Certo, resta l'elemento all'origine: l'asse che si spezza. Usurato non dal 29 giugno, come ammesso dallo stesso Mauro Moretti nelle sue dichiarazioni pubbliche. L'asse "bacato", che sarebbe bastato esaminare con gli ultrasuoni - come ribadito più volte dallo stesso Chiovelli ai familiari delle vittime - per intercettare ciò che ha dato origine al disastro ferroviario del 29 giugno 2009. Ed invece è finito, con tutte le "benedizioni" del caso su una sala montata che è poi risultata un patchwork di pezzi dalle caratteristiche e dalle date più svariate.
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