Il Tirreno

Versilia

«Moretti indagato, ora vogliamo la revoca del cavalierato concesso»

Donatella Francesconi
«Moretti indagato, ora vogliamo la revoca del cavalierato concesso»

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 VIAREGGIO. «Nell'ambito dell'indagine sul tragico incidente del 29 giugno 2009 a Viareggio» gli indagati di Ferrovie attenderanno «con serenità» gli esiti dell'atto probatorio. Sono passati pochi minuti dalla notizia dei trentotto indagati, tra cui molti nomi illustri di Fs, e così parla la nota diramata dal Gruppo di cui è amministratore delegato Mauro Moretti (nella foto). Ma qualcuno lo ha preceduto. Visto che le agenzie di stampa rimbalzano le poche, emozionate parole, di Daniela Rombi: lei che nella strage ha perso la figlia ventunenne, chiede con forza che il presidente della Repubblica revochi l'onorificenza di Cavaliere del lavoro consegnata a Moretti il 18 novembre scorso.  Alla sua voce si uniscono quelle di Manuela Granaiola, senatrice del Partito democratico, e di Fabio Evangelisti, deputato toscano dell'Italia dei valori. Rivolgendosi in aula al presidente della Camera, Gianfranco Fini, Evangelisti ha detto: «I familiari delle vittime della strage avevano già rivolto un appello alla Presidenza delle Repubblica perché ciò non avvenisse. Oggi sarebbe davvero importante che anche da tutto il mondo politico provenisse un segnale forte in tal senso».  Flash back. Dieci del mattino del 30 giugno 2009. Mauro Moretti affronta i giornalisti nella sala di rappresentanza del Municipio. «La nostra rete è la più sicura d'Europa», dichiara: «Ho visto troppi sciacalli in giro che dicono che non è sicura». In realtà guardandosi in giro si vedono solo macerie, il fumo sui binari, le sagome spettrali delle quattordici cisterne in parte rovesciate lungo la ferrovia. E le facce stravolte di una città che si è svegliata scoprendo di non essere per niente sicura.  Si traccia qui la ferita mai cicatrizzata tra Viareggio e Mauro Moretti. Tra una città e l'amministratore delegato di un colosso che attraversa la vita di tutti, qualche volta anche mentre si sta dormendo nel proprio letto o guardando la tv sul divano, o pedalando in tutta fretta per andare al lavoro. Basta un mese ed è rivolta. In città si raccolgono le firme per chiedere le dimissioni di Moretti, il cui mandato è in scadenza. L'Ad tira dritto: continua a sostenere che non ci sono assicurazioni di Fs da mettere in campo, e ascoltato più volte dall'ottava commissione del Senato sembra proprio non riuscire a non far sanguinare la ferita Viareggio.  Un mese dalla strage, un mese di frasi dell'amministratore delle Ferrovie, Mauro Moretti. È l'8 luglio, il giorno dopo i funerali solenni. In commissione, Moretti parla così: «Quando si verifica un incidente per ciascuno di noi, all'interno di Fs, si apre un calvario. Perché già conosciamo il film a cui dovremo assistere: è sempre colpa nostra». Il 23 luglio Moretti così si esprime: «Quanto all'incidente di Viareggio, il caso è venuto fuori in maniera enorme per il fatto che si è spaccata una cisterna, altrimenti non sarebbe neanche passato alle cronache». Poi, prosegue: «Quando c'è un incidente, sembra che caschi il mondo. Bisognerebbe anche razionalizzare oltre l'emozione del momento che è anche comprensibile».  Comprensibile come le firme che si ammucchiano una dietro l'altra, compresa quella del regista Mario Monicelli. Il 13 agosto le Ferrovie fanno sapere che «Fs, ed in modo particolare l'amministratore delegato Moretti, si scusano ribadendo che non volevano minimamente sminuire quanto accaduto».  Nei mesi successivi, in vista del rinnovo dell'incarico, familiari delle vittime e "Assemblea 29 giugno" manifestano a Roma, davanti alla sede centrale di Ferrovie. Poi l'ultimo atto, appena qualche giorno fa: la lettera al presidente della Repubblica per chiedere un incontro in cui spiegare le ragioni del no al Cavalierato: «I bilanci risanati dall'Ad di Ferrovie lo sono stati anche col sangue dei nostri cari». ALTRO SERVIZIO a pag. 3

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