Il Tirreno

Versilia

Il processo davanti al Tribunale di Massa aperto e subito rinviato per un difetto di notifica

A giudizio per le false cremazioni

<b>INDAGINI.</b> Gli inquirenti in cerca di tracce
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INDAGINI. Gli inquirenti in cerca di tracce

Titolare di un'impresa di pompe funebri accusato di truffa

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 QUERCETA. C'è anche un seravezzino, il 61enne Enrico Paladini, fra i 12 imputati che ieri hanno affrontato la prima udienza per la maxitruffa del cimitero di Mirteto a Massa, esplosa con grande clamore nel 2008. Processo aperto e subito rinviato per un difetto di notifica.  Paladini è titolare di un'agenzia di onoranze funebri a Querceta e, nell'agosto di due anni fa, venne colpito dalla misura degli arresti domiciliari. La storia ebbe l'onore delle cronache per giorni e giorni. In sostanza, secondo la ricostruzione della procura di Massa, al cimitero del Mirteto sarebbero state effettuate false cremazioni con lo scopo di lucrare sull'utilizzo del forno, del quale si sarebbero abbattuti artificiosamente i costi di gestione.  Una vicenda che ha colpito negli affetti più cari decine di famiglie, che ancora oggi non sanno se le ceneri che sono state loro riconsegnate sono effettivamente quelle dei propri cari defunti.  La posizione processuale di Paladini, comunque, è "tangenziale" al filone principale della storia, che è valsa a diversi imputati l'accusa di associazione a delinquere. Per l'impresario funebre quercetano, infatti, il reato contestato è quello di concorso in truffa.  In sostanza, secondo la Procura, avrebbe (insieme a Enzo Pucci) omesso di annotare sull'apposito registro tre operazioni di cremazione di resti ossei, inducendo così in errore il comune di Massa e procurando a sé e ad Euroservizi (la società al centro dello scandalo) un ingiusto profitto di 912 euro ai danni dell'ente pubblico.  Alcune posizioni sono già state definite all'udienza preliminare:come l'assoluzione di Giovanni Salvatori per un presunto traffico di crocefissi in ottone - valore tra i 7,5 e 35 euro a pezzo - asportati alle bare che dovevano essere cremate.  Hanno patteggiato, invece, Luciano Del Sarto (un anno e 8 mesi), dipendente del Comune di Pisa; Giancarlo Rizzi (un anno e mezzo); Ernesto Ceccarelli (2 anni e 8 mesi), entrambi dipendenti di Euroservizi.  Patteggiamento con pena pesante - 4 anni e 10 mesi -, anche per Enzo Pucci, di Euroservizi, arrestato nel 2007, considerato uno degli snodi principali dell'organizzazione che, secondo la procura, lucrava sulle cremazioni e che ha rivelato molti retroscena di quanto accadeva al Mirteto.  Gli altri rinviati a giudizio, che dovranno affrontare il processo insieme a Paladini sono Renato Alibani (titolare all'epoca dei fatti Euroservizi che gestiva il forno crematorio di Mirteto), Renzo Fialdini, (ex funzionario del Comune, all'epoca dei fatti responsabile dell'Ufficio cimiteri), il colonnello dei carabinieri in congedo Augusto Calzetta (il quale dovrà rispondere dell'imputazione di favoreggiamento), Silvano Carmagnola,Alessandro Dazzi, Piero Dell'Amico, Marco Grassi, Maurizio Guerra, Luca Pelletti, Michela Santucci, Alan Tonazzini.  Ieri mattina, come spesso accade alle prime udienza di processi così complessi, si è debuttato con un rinvio (al 16 febbraio 2011). Il motivo? Non è stato possibile accertare se la notifica della citazione in giudizio di Alibani è stata fatta in maniera corretta. Questo perché il Tribunale si era affidato ad un raccomandata, ma non può essere certo che Alibani l'abbia ricevuta, né può avere conferma che l'atto non sia rimasto in giacenza negli uffici postali.

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