Il Tirreno

Versilia

«Il suo dolore ci serva da lezione»

Matteo Tuccini
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LUTTO. Le esequie di Carlo Mauro Paolini nella chiesa di Bicchio. L’uomo si è tolto la vita venerdì nella sua abitazione di Torre del Lago

L'addio a Mauro Paolini: «Persona buona, non giudichiamo il suo gesto»

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 VIAREGGIO. «Mauro era una persona buona, uno che si dava da fare per andare avanti. E se ha compiuto questo gesto non dobbiamo giudicarlo. Anzi, dobbiamo prendere la sua sofferenza come una lezione». Nell'omelia di don Graziano Raschioni c'è l'apertura e la comprensione del sacerdote vicino alla gente. Quello che non condanna, ma cerca di comprendere.  Anche se «non è semplice ancora oggi capire il perché» Carlo Mauro Paolini, che ieri avrebbe compiuto 66 anni, abbia deciso di togliersi la vita. A farsi questa domanda, oltre ai familiari e a chi lo conosceva bene, è Deborah, la nipote che lo ha trovato venerdì mattina nella sua abitazione di via della Bozzana a Torre del Lago. E che gli ha scritto una bellissima lettera, di quelle che mozzano il fiato, "recitata" dall'altare da un parente.  «Non giudichiamo il suo dolore». La scarna chiesa di Bicchio, che accoglie il feretro di Paolini per le esequie, rappresenta bene l'essenza della sua anima. Niente orpelli: sentimenti semplici, ma non banali. Perché chi sente su di sé il peso di una vergogna che non gli appartiene non può essere considerato un uomo banale. «Mauro ha sofferto, ha provato dolore per quanto stava accadendo alla sua famiglia e alle persone che gli erano accanto - dice don Graziano - per questo non dobbiamo giudicarlo, anzi renderlo uno stimolo per lottare e migliorare le cose». Vergogna: una parola troppo spesso abusata, ma che in una vicenda come quella delle due donne scomparse, Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, in cui sono rimasti coinvolti un nipote di Mauro, David, e un parente, Massimo Remorini, sembra averlo stretto in una morsa. Rendendogli, forse, tutto più difficile.  La lettera della nipote. «Mi ricordo ancora i legnetti che mi portavi, quei legnetti mi scaldavano il cuore», dice Deborah nella sua lettera. È che Mauro, come tutti lo conoscevano, era fatto così. Attaccato alla famiglia, in particolar modo ai nipoti. Solidale con gli amici e gli ex compagni di lavoro. «Gli potevi prestare 100 euro e qualche bottiglia di vino - dice l'amico ed ex collega alla Sea Claudio Poletti al termine delle esequie - forse il vino te lo beveva, ma i 100 euro te li restituiva senza alcun dubbio».  «Una persona non può essere il male». Nella sua omelia don Graziano ha parole anche per la vicenda che ha sconvolto un'intera comunità. Sono parole di distensione e di tolleranza. «A volte abbiamo la percezione che il male e il bene siano due cose distinte - dice il sacerdote - e che si incarnino nelle persone singole. Pensiamo che eliminando qualcuno, si possano eliminare anche le radici della sofferenza. Non è così. Il male e bene scorrono dentro di noi, vivono uno al fianco dell'altro. Bisogna sapere questo per capire che si può sbagliare, ma che c'è sempre spazio per il perdono».

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