La protesta
Guerra in tribunale per una cava della Coop Condomini
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ORO BIANCO. La cava Tavolini2 MINUTI DI LETTURA
LEVIGLIANI. La vicenda è complessa, e alla fine a sbrogliare i nodi saranno i giudici. Ma riguarda comunque una delle più grandi ricchezze dell'Alta Versilia, vale a dire le cave. E sembra riproporre, seppure in modo sfumato una "rivalità" mai troppo sopita fra due paesi, Levigliani e Terrinca.
La diatriba riguarda la cava Tavolini, sito sul retro Corchia di proprietà della Cooperativa Condomini, una delle istituzioni più importanti dell'Alta Versilia. A fine 2009 il Parco riceve una richiesta di variante al piano di coltivazione della cava, il cui marmo è stato usato, fra l'altro, per il monumento al milite ignoto di Baghdad. Tutto sembra procedere per il meglio fino a quando, a giugno, al parco arrivano due note che chiedono di «verificare la proprietà dei beni oggetto del progetto di coltivazione». A firmarle tre cittadini di Terrinca: Moreno Coppedè e Giovanna Olobardi siglano la prima, Baldino Stagi (che è anche consigliere di Luce a Stazzema) la seconda. Il parco decide di dirimere la questione dando un incarico al geometra Alessandra Mignani. La perizia viene consegnata il 27 luglio: «Risulta, in sintesi - si legge nei documenti del Parco - che [le aree in questione] risultano intestate a soggetti diversi dalla comunione dei beni comuni di Levigliani e tali intestatari non risultano, ad oggi, modificati a seguito di atti di vendita, successione e/o divisione».
Il Parco dà così l'ok alla variante, ma escludendo le tre aree. Una decisione ritenuta lesiva dei propri interessi dalla Condomini, che ha presentato un ricorso al Tar, chiedendo la sospensiva dell'atto del Parco. Sospensiva non concessa, anche se per un "vizio di forma": secondo il tribunale amministrativo, andavano chiamati in giudizio anche gli intestatari delle aree, e non solo il Parco. L'appuntamento, dunque, è per l'udienza nel merito, non ancora fissata.
La diatriba riguarda la cava Tavolini, sito sul retro Corchia di proprietà della Cooperativa Condomini, una delle istituzioni più importanti dell'Alta Versilia. A fine 2009 il Parco riceve una richiesta di variante al piano di coltivazione della cava, il cui marmo è stato usato, fra l'altro, per il monumento al milite ignoto di Baghdad. Tutto sembra procedere per il meglio fino a quando, a giugno, al parco arrivano due note che chiedono di «verificare la proprietà dei beni oggetto del progetto di coltivazione». A firmarle tre cittadini di Terrinca: Moreno Coppedè e Giovanna Olobardi siglano la prima, Baldino Stagi (che è anche consigliere di Luce a Stazzema) la seconda. Il parco decide di dirimere la questione dando un incarico al geometra Alessandra Mignani. La perizia viene consegnata il 27 luglio: «Risulta, in sintesi - si legge nei documenti del Parco - che [le aree in questione] risultano intestate a soggetti diversi dalla comunione dei beni comuni di Levigliani e tali intestatari non risultano, ad oggi, modificati a seguito di atti di vendita, successione e/o divisione».
Il Parco dà così l'ok alla variante, ma escludendo le tre aree. Una decisione ritenuta lesiva dei propri interessi dalla Condomini, che ha presentato un ricorso al Tar, chiedendo la sospensiva dell'atto del Parco. Sospensiva non concessa, anche se per un "vizio di forma": secondo il tribunale amministrativo, andavano chiamati in giudizio anche gli intestatari delle aree, e non solo il Parco. L'appuntamento, dunque, è per l'udienza nel merito, non ancora fissata.
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