Il Tirreno

Versilia

«Meno spettacoli, ma di qualità»

Ilaria Bonuccelli
«Meno spettacoli, ma di qualità»

Paolo Spadaccini insiste sulla sua ricetta per il Festival Pucciniano

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 NEW YORK. Meno date, 14 al massimo, con spettacoli di qualità migliore. Archiviazione del progetto "Scolpire l'opera" per il ritorno ad allestimenti tradizionali. La produzione di spettacoli di prosa, basati sulle pièce che hanno ispirato le opere di Giacomo Puccini. Paolo Spadaccini, presidente del consiglio comunale di Viareggio, non è da molto presidente del Pucciniano, ma ha già le idee chiare.  Idee chiare su come riorganizzare, ridurre i costi, aumentare gli incassi al botteghino e restituire il fascino (un po' appannato negli ultimi anni) all'unico festival al mondo dedicato al compositore lucchese di nascita, ma viareggino di scelta. Da New York, dove ha portato 58 persone del club "La Bohème" ad assistere alla Fanciulla del centenario, diretta dal maestro viareggino Nicola Luisotti, conferma l'intenzione di allestire, nel 2011, un cartellone con soli tre titoli. Ma con un cast di grande qualità: avanti, quindi, con Madama Butterfly, La Bohème e Turandot, ma (probabilmente) non con Tosca. Nell'attesa di risolvere anche il problema dell'acustica del teatro sul lago. Magari con la realizzazione di una struttura, al posto degli edifici di archeologia industriale che ci sono lungo via delle Torbiere.  Presidente, il festival ha difficoltà economiche, soprattutto dopo il taglio di 700mila euro del contributo comunale. Come sarà il cartellone del 2011?  «La mia idea è di proporre una stagione con 14 date massimo, invece delle 19 realizzate, ad esempio, quest'anno. Di sicuro è irrealizzabile il progetto di portare il cartellone a 21 date. Non serve a nulla, neppure per il botteghino».  Non ritiene che aumentando le date, aumenterebbero gli incassi e, viceversa, riducendo gli spettacoli crollerà anche il botteghino?  «Niente affatto. Le più belle stagioni di Torre del Lago, quelle con opere come la Turandot di Sylvano Bussotti, per intenderci, avevano solo 12 recite in calendario. Quello del numero degli spettacoli, quindi, è un falso problema. Quest'anno con 19 spettacoli si è registrata una media di 1.500 spettatori paganti: segno che non è la quantità a fare il botteghino, ma la qualità».  E, quindi, quale sarà la sua proposta?  «La formula è semplice: avere meno date per recuperare budget da investire nei cast che, negli ultimi anni, salvo qualche eccezione, non sono stati eccellenti. Inoltre, voglio tornare agli allestimenti tradizionali. E' finito il ciclo di "Scolpire l'opera", con gli allestimenti affidati a scultori e pittori. Ci sono alcune opere, come Fanciulla, che non si prestano a letture particolari. Hanno bisogno di set tradizionali».  Per tutte e tre le opere in cartellone ci saranno, quindi, allestimenti tradizionali?  «Direi di sì. Ad esempio, per Madama Butterfly, come annunciato, ci sarà un'importante co-produzione con il Giappone. I ruoli giapponesi, come Cio cio san, Suzuki, Goro o Yamadori verranno affidati ad artisti giapponesi; giapponesi saranno anche scene e costumi per i quali ci siamo affidati al più importante creatore di kimono».  Questa sarà l'unica novità del 2011?  «No. Stiamo elaborando a un progetto interessante per legare prosa e teatro. L'idea è di portare in scena i lavori teatrali che hanno ispirato le opere di Puccini: ad esempio, la Fanciulla del West di Davide Belasco, o la Tosca di Sardou. Vorremmo cominciare, però, dalla Madama Butterfly di Long portato a teatro, poi, da Belasco. A mio avviso, ci sono gli spazi per conquistare il pubblico con questa iniziativa; sono sicuro che le persone siano interessate a capire che cosa abbia ispirato Puccini per la sua musica. Fra l'altro, si tratterebbe di un progetto a basso costo, finanziabile con uno sponsor. Il primo anno partiremmo con un esperimento pilota, nell'auditorium. Se avrà il successo che mi immagino, allora lo potenzieremo».  Sembra preoccupato per la situazione ereditata dall'ex presidente Massimiliano Simoni.  «Diciamo che ho ereditato una situazione impegnativa. Ma non mi sono voluto tirare indietro di fronte all'incarico che mi è stato prospettato dal sindaco, Luca Lunardini. E' certo, però, che non lascerò la presidenza del consiglio comunale. E se mai fossi costretto a scegliere fra uno di questi due ruoli, lascerei il festival, come ho anche già detto. Ma non credo che una situazione del genere si verificherà».  Lei parla di potenziare la qualità dell'offerta del festival; ma come la mette con il problema dell'acustica del teatro?  «Ho una mezza idea che deve essere ancora sviluppata, visto che comporterebbe una spesa non indifferente, a pochi anni, fra l'altro, dalla realizzazione del teatro. Penso a una struttura, di circa 1.500 posti, da ricavare nell'area lungo la via delle Torbiere, dove oggi ci sono edifici di archeologia industriale. Lo spazio non manca: si va dall'attuale ingresso al teatro, fino a comprendere, eventualmente, l'area della Sisa. Non credo, infatti, che servirebbe a molto mettere le mani sull'attuale teatro».  Anche il festival, come molti cartelloni di lirica, ha il problema del pubblico. E di un eventuale ricambio generazionale. Come pensa di risolvere la questione?  «Lavorando sulle scuole. E cambiando la filosofia che finora ha animato i programmi per gli studenti. Finora si puntava molto sull'invio di persone nelle scuole a spiegare Puccini; io vorrei che bambini e ragazzi venissero di più a teatro, a sentirlo. E vorrei che cominciassero ad ascoltare la musica e la lirica, senza più considerarla "roba da grandi". Ci sono molti lavori adatti ai ragazzi, da Mozart in avanti».

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