Gioco
I soccorritori: «Delusi? No, contenti che stiano bene»
Matteo Tuccini
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EFFICIENZA. Gli speleologi del Sast Un "esercito" mobilitato per nulla: «Ma la beffa non cancella la prontezza dell'intervento»
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STAZZEMA. «Delusi? No, siamo contenti che quelle persone stiano bene». Usa il buon senso Michele Salvadorini, responsabile della stazione del Soccorso alpino di Querceta, per spiegare cosa provano lui e i suoi ragazzi dopo che la beffa dell'sms è stata rivelata. «Qui siamo tutti volontari - dice - se c'è un'emergenza partiamo e non ci sono tanti discorsi da fare. L'obiettivo fondamentale è che ogni intervento, compreso questo, abbia il lieto fine». In realtà la domenica più grottesca che l'Antro del Corchia abbia mai vissuto ha avuto la sua utilità. Ha dimostrato che la gestione delle emergenze, specialmente con allarmi così gravi (otto persone disperse non sono poche) è veloce ed efficiente. E sostanziosa. L'esercito degli aiuti. Ieri mattina oltre 40 uomini del Soccorso alpino e speleologico provenienti da tutta la Toscana, in primis dalla stazione di Querceta che ha fornito 10 alpini, si sono precipitati in pochi minuti all'ingresso turistico dell'Antro del Corchia. E poi vigili del fuoco, carabinieri, uomini della Protezione civile, 118. Un esercito, quasi, che ha fatto incuriosire - e preoccupare - i visitatori e il centinaio di speleologi che si stavano gustando il weekend di rilievi nel Corchia, organizzato dalla Federspeleo toscana. E loro, i soccorritori, dopo la beffa mostrano senso dell'ironia. «Cosa abbiamo fatto quando abbiamo visto i presunti dispersi? Una partaccia...», scherza uno dei ragazzi della squadra speleo. La macchina ha funzionato. A lavorare in maniera più approfondita sono stati gli speleologi del Sast, circa 30, arrivati da Castelnuovo Garfagnana e da Firenze. «Dopo un primo sopralluogo in vari siti - spiega Gianni Guidotti, vicedelegato regionale del Soccorso alpino e speleologico - verso le 14 siamo entrati con una squadra di 5 persone dall'ingresso turistico. Sapevamo già dove cercare, e così siamo riusciti a raggiungere abbastanza in fretta il ramo del Giglio. All'altezza del pozzo Suzanne, circa 40' dopo l'ingresso, abbiamo trovato il proprietario del cellulare». L'uomo, invitato a uscire dal Corchia, è stato subito "intercettato" dai carabinieri della stazione di Seravezza. Il resto dei suoi compagni lo ha raggiunto poco dopo. «Quello che importa - afferma l'assessore provinciale alla protezione civile Emiliano Favilla - è che la macchina dei soccorsi abbia funzionato. Tra l'altro con tempi assai veloci, visto che l'sms è arrivato alle 10,10. Chi pagherà tutto questo movimento? Non mi sembrano discorsi da fare. Alle persone bisogna garantire il sostegno necessario, e non è giusto mettersi a questionare se un intervento deve essere pagato da chi viene aiutato perché magari ha commesso una leggerezza. Anche perché così si scoraggiano le segnalazioni e le richieste di intervento». «Un danno d'immagine». Poche ore dopo il chiarimento dell'equivoco c'è però chi è ancora sconcertato da quanto accaduto. E preoccupato. È Emiliano Babboni, presidente delle grotte Antro del Corchia. «Abbiamo avuto un danno d'immagine - si lamenta - su molti media nazionali si sono dette un sacco di cose non vere al momento del lancio della notizia. Si è parlato del crollo di una grotta, di morti e feriti. Mi domando come sia stato possibile. Ribadisco che l'Antro è assolutamente sicuro e che i turisti possono visitarlo con tutta tranquillità».
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