Il Tirreno

Versilia

Crollo in grotta, ma era falso

Donatella Francesconi
<b>AIUTI. </b>Soccorritore esce dalla grotta
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AIUTI. Soccorritore esce dalla grotta

Sms equivocato e scatta la denuncia: procurato allarme

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 STAZZEMA. Speleologi bloccati sotto terra. Scatta così l'allerta, poco dopo le dieci di domenica mattina. Per una storia che, alle cinque del pomeriggio, finisce invece in una bolla di sapone. Ma con una denuncia per procurato allarme.  Arrivati da Fucecchio e Firenze e rimasti vittime di un crollo. In una zona non precisata della montagna stazzemese, come racconta la triangolazione dei cellulari. Così le prime, frammentarie, notizie. Dopo che dal cellulare dell'uomo che guida il gruppo è partito un messaggio di aiuto. Per un paio d'ore si crede, addirittura, che gli speleologi (dodici persone) possano essere intrappolati in qualcuna delle numerose miniere della zona. Il Soccorso alpino regionale, stazione di Querceta, è in moto da subito. Con un unico pensiero: localizzare i dispersi. E con la consapevolezza che «quando si tratta di salvataggi in grotta - spiega Michele Salvadorini capo del Soccorso alpino versiliese, quello dell'indimenticato Agostino Bresciani scomparso tre anni fa - l'intervento richiede tempi ben diversi...Si parla anche di giorni...».  Si procede cercando di individuare la posizione del cellulare dal quale è stato inviato il messaggio. Ricevuto da un cittadino slavo, amico del capo spedizione, che ha dato l'allarme con una telefonata ai carabinieri. L'auto del proprietario del telefono, intorno all'ora di pranzo, viene ritrovata davanti all'ingresso dell'Antro del Corchia. Dove si sono dati appuntamento, per un'iniziativa di settore, speleologi arrivati da tutta la Toscana. All'interno del mezzo suona il cellulare. Le testimonianze raccolte sul posto sono una certezza che solleva tutti: il gruppo è nell'Antro dove, però, nessuno ha registrato alcun crollo. Il Soccorso alpino mette in campo il gruppo di speleologi che, poco dopo le 14, raggiunge il gruppo di "ricercati": stanno tutti bene e soprattutto non hanno idea di quanto accaduto fuori dalla grotta. Accompagnati a riveder la luce, vengono accolti dai carabinieri di Seravezza, guidati dal maresciallo Pigliacelli. Che accompagna in caserma Gabriele Tamburini, 42 anni, vigile del fuoco volontario a Ponsacco, dal cui cellulare è partito il messaggio che gli inquirenti giudicano «ambiguo e facilmente interpretabile come richiesta di soccorso, al punto da mettere in moto la macchina per le ricerche». Per questo scatta la denuncia per procurato allarme. Resta da capire se all'origine del caso ci sia il messaggio impostato in automatico, come strumento di sicurezza in caso di pericolo reale, partito fuori tempo; oppure solo un testo facilmente male interpretabile come ritengono i carabinieri del maggiore Andrea Pasquali. (ha collaborato Roy Lepore) ALTRO SERVIZIO A PAG.2

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