Il dolore
«Mauro, uomo buono e onesto»
Roy Lepore Matteo Tuccini
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DUE SCOMPARSE. A destra Claudio Poletti e un agente della municipale sul campo di via dei Lecci dove vivevano Velia e Maddalena L'amico Poletti: perché il suicidio? Forse non ha retto la tensione del caso
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TORRE DEL LAGO. «Era un mio caro amico e posso assicurare che era una persona onesta e buona. Probabilmente non ha retto la pressione di quanto sta accadendo». Claudio Poletti, dipendente della Sea e dirigente del Cgc, conosceva da molti anni Carlo Mauro Paolini, zio di David e parente di Massimo Remorini, che si è tolto la vita venerdì mattina nella sua casa di via della Bozzana. Paolini, che avrebbe compiuto 66 anni martedì, è stato trovato in casa dalla nipote. Il corpo è ancora a disposizione della magistratura per un'eventuale autopsia. Amici. Poletti e Paolini avevano lavorato assieme alla Sea, quando Mauro (come lo chiamavano tutti) era in servizio come operatore ecologico. Inoltre avevano una militanza comune in Lotta Continua. E ora Poletti si sente di condividere quanto già espresso dai familiari sulle motivazioni del gesto: dopo la scomparsa di Maddalena Semeraro e di Velia Claudia Carmazzi, il coinvolgimento del figlio e nipote delle donne David e di Massimo Remorini, finora l'unico indagato dalla Procura, avrebbe scosso molto Mauro Paolini. Fino a conseguenze tragiche. «Molto attaccato alla famiglia». Poletti ricorda così l'amico: «Fino a due anni fa ha avuto qualche problema di salute, gli è stato imposto di non bere e lui lo ha fatto, anche quando è venuto qualche volta al circolo "Il Fienile" al Varignano, quartiere dove io abito, non ha mai bevuto un bicchiere di vino. Era molto attaccato alla sua famiglia e questa vicenda, che è finita sulle prime pagine dei giornali e in televisione, l'ha probabilmente sconvolto tanto da fargli compiere questo gesto estremo. La rabbia di Alessandro Remorini contro il fratello? Lo capisco: era molto legato a Mauro». Secondo quanto afferma Poletti, Paolini si arrangiava facendo alcuni lavoretti, era un tipo tranquillo e nulla lasciava presagire che potesse togliersi la vita. «Come tutti i parenti anch'io non riesco a capire il motivo di questo gesto - dice - Probabilmente non ha retto l'evolversi di questa vicenda che ha visto coinvolti, sia il nipote David, che Massimo Remorini, anch'egli suo nipote. A proposito di quest'ultimo, anche se in questo momento è indagato nella vicenda della sparizione delle due donne, fino a quando la giustizia non ha fatto il suo corso non può essere accusato. Che penso di questa vicenda? Io non sono credente, ma posso assicurare che se fosse stato ancora in vita don Rolando probabilmente le due donne non sarebbero finite in quelle condizioni». «Stiamo vicini ai parenti». «Per tutta la famiglia questo è un momento davvero difficile da sopportare - conclude Poletti - ecco perché è importante l'affetto degli amici. Ci auguriamo che la magistratura faccia al più presto chiarezza su questo giallo».
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