Il Tirreno

Versilia

Ancora non sono stati fatti gli allacci. E la zona è in balia dei vandali

Aziende senza luce e gas

Il caso dell'area Neri: «Chiederemo i danni al Comune»

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 PIETRASANTA. Senza gas, acqua, luce, telefono. Senza un numero civico e una via che faccia da riferimento. «È come se non esistessimo. Eppure siamo qui, con la nostra forza lavoro, con i nostri investimenti. Perdurando questa situazione non ci resterà altro da fare che chiedere i danni al Comune. Così è impossibile andare avanti». Chiamalo, se vuoi, "ingorgo burocratico", quello che stanno vivendo i proprietari dei capannoni all'interno dell'area Neri sulla via Aurelia: dal 2005, data in cui era stata completata la lottizzazione della stessa area, «non è stato ancora fatto il passaggio delle forniture ai gestori di riferimento, da parte del Comune. E non sappiamo, neppure, se è stato eseguito il verbale di collaudo. Questo significa che sempre gli enti gestori - spiegano Romolo Rossi e Maurizio Cerù, referenti rispettivamente della Pio Rossi e della Ferredil Cerù spa - non sono ad oggi nelle condizioni di prendersi in carico le varie forniture. È da non credere: ci sono le tubature, le reti fognarie, ma non si può procedere agli allacci definitivi perché le documentazioni, al riguardo, non arrivano».  C'è chi ha definito l'asse viario che corre fra via Pontenuovo e l'Aurelia, come la "capannopoli" del nuovo millennio: strutture coperte con in dote varie migliaia di metri quadrati destinate, come il caso dei Rossi, a laboratorio di marmo o ad uso artigianale e legato ai materiale per l'edilizia all'ingrosso per quanto riguarda Cerù. In realtà l'area Neri, ad oggi, è un gigante piuttosto malconcio con i piedi di argilla: di notte l'intera zona, priva di illuminazione, è alla mercé di vandalismi. Analogo destino per il confinante Pio Campana destinato - ma la tempistica è un optional - a centro di riferimento per i piccoli opifici: di recente, proprio al Pio Campana, sono stati rubati i cavi elettrici e fatta razzia di tombini. E l'erba alta oltre un metro sta invadendo anche le strade interne del complesso.  «A oggi - continua Romolo Rossi - per tirare avanti quel minimo di attività lavorativa, ci affidiamo ad un generatore per l'energia elettrica, mentre per l'acqua abbiamo la fortuna di poter disporre di un pozzo nostro e di recuperare così l'acqua piovana. Siamo ovviamente al freddo: la caldaia è predisposta, ma non è possibile procedere con l'allaccio. I servizi igienici non sono in funzione: ci affidiamo a strutture precarie. La rete telefonica è assente: quando ci deve arrivare un fax o una mail, dobbiamo fare riferimento all'altro ufficio che abbiamo ancora in pieno centro storico. E così ci tocca fare avanti e indietro, anche per leggere una semplice comunicazione. All'interno dell'area Neri - continua Rossi - ci sono sette capannoni: i proprietari sono tutti accomunati in questo tragicomico destino. Eppure gli oneri di urbanizzazione sono stati pagati (la nostra ditta ha versato 80 mila euro): gli amministratori comunali del passato e adesso quelli attuali, ci avevano detto di avere pazienza, che la situazione sarebbe stata risolta in poco tempo. Parole. Solo nella nostra ditta siamo in 7 a lavorare, ma altri che apriranno a breve - è il caso di Cerù, ndr - hanno una forza lavoro ancora maggiore. Questo significa stipendi da liquidare, a fine mese, ma anche mutui da pagare. Vogliamo essere messi nelle condizioni di lavorare. In caso contrario chiederemo i danni a chi ha sbagliato». L.B.

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