Il Tirreno

Versilia

Lo zio di David Paolini si toglie la vita

<b>TENSIONE. </b>Momenti caldi poco dopo il ritrovamento dell&#146;uomo morto suicida
◗
TENSIONE. Momenti caldi poco dopo il ritrovamento dell’uomo morto suicida

L'uomo era parente anche di Remorini. Che è stato aggredito: «Assassino, è colpa tua»

4 MINUTI DI LETTURA





 TORRE DEL LAGO. L'hanno trovato accucciato e con la testa reclinata da una parte, come sconfitto da un dolore immenso. Aveva indosso il pigiama. Intorno al collo il cappio che l'ha ucciso, la corda ancora attaccata alla ringhiera delle scale. Accanto, il vuoto: nessuna lettera e nessun messaggio, nessuna parola d'addio. Così ha deciso di togliersi la vita Carlo Mauro Paolini, zio di David (figlio e nipote delle due donne scomparse Velia Claudia Carmazzi e Maddalena Semeraro) e parente di Massimo Remorini, l'uomo finito nell'occhio del ciclone. Martedì prossimo avrebbe compiuto 66 anni.  Il corpo di Paolini è stato trovato ieri mattina verso le 12 dalla figlia, che era andata a fargli una visita nella sua casetta di via della Bozzana 72, dove l'uomo abitava da solo dopo la morte della moglie. «Impiccamento incompleto», la definizione del medico legale Alessandro Grazzini per il suicidio, avvenuto probabilmente alle prime ore del mattino.  «Assassino». Poco meno di un'ora dopo sul posto è arrivato anche Alessandro Remorini, fratello di Massimo. E quando i due si sono incrociati ci sono stati momenti di tensione. Non appena saputo della disgrazia, infatti, Massimo ha lasciato il campo di via dei Lecci - dove i carabinieri stavano scavando alla ricerca dei corpi di Velia e Maddalena, sparite nel nulla da quattro mesi - e si è precipitato nella casa di Paolini, distante poche centinaia di metri in linea d'aria. Alessandro lo ha intravisto e gli ha urlato più volte «Assassino, tutto questo è colpa tua», cercando di avvicinarsi, mentre gli altri familiari lo trattenevano. Poi grazie all'intervento dei militari è tornata la calma.  «Provava vergogna». Sulle motivazioni del gesto di Paolini si apre l'ennesimo capitolo di un giallo che ormai da settimane inquieta la Versilia e mezza Italia. Un mistero che assume sempre più i contorni di un intrigo familiare. Perché Mauro, come lo chiamavano tutti, aveva legami stretti di parentela con entrambi i soggetti su cui da tempo si concentrano le attenzioni degli inquirenti: David Paolini, 22enne figlio di Velia e nipote di Maddalena, e Massimo Remorini, 53, amico delle donne e personaggio chiave della vicenda. L'unico finora indagato ufficialmente dalla Procura della Repubblica per sequestro di persona e circonvenzione d'incapace.  «Mauro era molto legato a David, figlio di suo fratello - raccontano i familiari - non sappiamo spiegarci perché abbia deciso di togliersi la vita, era un brav'uomo e non aveva problemi particolari. Era depresso? Non che noi sappiamo. E comunque con questa vicenda non c'entrava. Quello che possiamo pensare è che provasse vergogna per quanto sta accadendo alla sua e nostra famiglia. Forse ha sentito su di sé un peso enorme. Insopportabile».  «Persona tranquilla». Anche gli inquirenti ritengono non credibili coinvolgimenti diretti nella vicenda. Se non emotivi. Perché - e questo lo dicono tutti, a partire dai vicini - Mauro Paolini era un uomo semplice e di poche pretese. Per qualche tempo aveva lavorato per il Comune come operatore ecologico, poi qualche acciacco, i soliti che si presentano a una certa età, e il ritiro.  «Era una persona tranquilla, mai dato segnali strani - racconta un uomo che abita a fianco - rapporti con Massimo Remorini? Sì, li aveva, perché si faceva accompagnare a fare delle visite. Ma niente di insolito. Lo avevo visto anche ieri (giovedì, ndr) e mi sembrava tutto a posto».  Il nuovo set del giallo. Quello che è accaduto in poche ore in via della Bozzana, poco più di una strada di campagna che segna il confine tra Viareggio e Torre del Lago, ha dell'incredibile. E sembra superare ancora una volta la fantasia letteraria di un giallista.  Mentre dalle 9 del mattino i carabinieri con le ruspe e le unità cinofile stanno scavando nell'ormai famigerato campo di via dei Lecci, sperando di trovare qualche traccia delle due donne scomparse, si sparge la voce di un suicidio a Torre del Lago. La vicinanza dei due luoghi, inizialmente, non è sospetta: ma la spia si accende quando si viene a sapere che la persona che si è tolta la vita ha legami con Remorini e Paolini.  A quel punto si scatena un viavai di auto, che si aggiungono a quelle dei soccorsi e dei carabinieri, che ovviamente sono sul posto per gli accertamenti. La gente che abita da queste parti si ferma, chiede spiegazioni: «Ma cos'è successo?». In effetti sembra il set di un film, un altro che si aggiunge a quello di via dei Lecci.  E quando arriva Alessandro Remorini, il clima si fa improvvisamente rovente. L'uomo è claudicante, ma la sua voce è potente: «Lasciatemi andare», intima a chi cerca di trattenerlo. Ce l'ha con il fratello, che si è recato anche lui in via della Bozzana e lo guarda attonito. «Chi ce l'ha portato qui?», grida di rimando un familiare: l'uomo, infatti, abita a Pisa. «Assassino, tutto questo è colpa tua, colpa tua», sono le parole che risuonano nel vialetto e incendiano l'aria. Una scena di quelle che vorrebbero spiegare l'inspiegabile. E che fa intuire che la rabbia ha origini lontane e misteriose. Qualcosa che non è ancora uscito allo scoperto. Come il destino di Velia e Maddalena, due donne svanite nel nulla da oltre 120 giorni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web