Il Tirreno

Versilia

Lo «zio» racconta la sua verità

Claudio Vecoli
Lo «zio» racconta la sua verità

«Velia e Maddalena andarono via a settembre con un altro uomo»

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VIAREGGIO. Ha già raccontato la sua verità ai carabinieri per due volte. Massimo Remorini, l'artigiano di 53 anni che David Paolini chiama lo «zio» e che gli investigatori ritengono una figura chiave nel giallo delle due donne scomparse a Torre del Lago, torna a parlare. E prova a fare chiarezza sui tanti punti oscuri della vicenda che lo riguardano.  Partiamo dall'inizio di questa brutta storia. E cioè da quando David dice di averla chiamata perché Velia, sua madre, stava molto male. «È vero. Era una domenica d'agosto e David mi telefonò dicendo che la madre stava male. Visto che beveva, gli dissi che probabilmente aveva alzato troppo il gomito. E cercai di tranquillizzarlo. Il giorno dopo mi recai al campo di via dei Lecci per verificarne le condizioni. Ed era in piedi. Viva e vegeta».  David sostiene che lei l'ha portata a Milano in una struttura sanitaria per curarla. «Questo è frutto della fantasia del ragazzo. In realtà quando andai a trovarla vidi che stava preparando dei sacchi con la sua roba. Il martedì, a quanto mi risulta, un uomo è andata a prenderla ed è partita da sola, lasciando la madre nella roulotte».  Diamo per buona la sua ricostruzione. Se così è andata, Maddalena, la nonna di David, quando è scomparsa? «Velia e l'uomo che era con lei sono venuti a prendersela a settembre. Non ricordo la data esatta, ma era fra il 7 e il 12 settembre. Ricordo però che quella mattina io preparai la colazione a Maddalena. Con noi c'era anche David. La caricarono a bordo di un'auto, mi sembra una Bmw, e partirono. Velia disse bruscamente che si sarebbero fatte vive loro in seguito. E da allora non le ho più viste né sentite».  Cambiamo argomento. E parliamo delle due case di proprietà di Maddalena e Velia che sono state vendute e su cui stanno indagando i carabinieri. Lei che ruolo ha avuto in questa compravendita? «Velia voleva andarsene dalla casa di via Machiavelli già nel 2005 perché non voleva più stare con la madre. I rapporti fra le due donne erano conflittuali. Poi iniziò la trattativa con l'avvocato Giuno Massa che poi è andata in porto».  A quanto sono state vendute le due case? «L'affare fu concluso per una cifra che si aggira fra i 180 e i 200mila euro».  Per entrambe le case? Non le pare un po' poco per una viareggina in centro città e un appartamento a Torre del Lago? «L'appartamento a Torre del Lago era affittato e questo indubbiamente influisce sul valore dell'immobile. Nella casa in via Machiavelli, invece, abitavano Velia e Maddalena. Che rimasero ancora a lungo dentro. L'avvocato Massa, in realtà, ha aiutato le due donne».  Lei ha avuto un tornaconto da questo «affare»? «Anch'io ho ricevuto del denaro: non vedo perché dovrei nasconderlo. Maddalena mi dette una cifra che si aggirava intorno ai 10mila euro. Ma io mi ero prestato molto per questa compravendita e avevo sostenuto anche delle spese. Inoltre con Maddalena ho sempre avuto dei rapporti particolari. Per esempio l'ho aiutata quando è stata operata al cuore. E le ho fatto avere la pensione di accompagnamento».  A proposito di pensione. Si dice che lei utilizzasse il bancomat di Maddalena e ne gestisse i soldi. «Io in realtà andavo a farle la spesa al supermercato. E pagavo con il suo bancomat. Temo che si dicano troppe cose non vere su questa vicenda».  Le due donne, però, vivevano in due roulotte parcheggiate in un campo. Per chi aveva due case di proprietà, non è certo un affare. «Voi avete visto, fotografato e filmato il campo di via dei Lecci soltanto adesso, dopo quasi tre mesi in cui è stato abbandonato. In realtà quest'estate era tenuto più che bene. Era una sorta di piccolo campeggio».  Sempre peggio che vivere in una casa, però. «Maddalena, Velia e David in realtà vivevano in una casa nel comune di Capannori, in Lucchesia. A giugno ebbero dei problemi con un bagno che si ruppe e così, visto che era ormai estate, proposi loro di trasferirsi in queste roulotte a Torre del Lago. Per loro doveva essere una sistemazione provvisoria».  Ci può chiarire meglio il suo rapporto con David. Pur non essendo parenti, lo ha sempre chiamato zio. E sembrava fidarsi ciecamente di lei. «Io ho conosciuto David quando aveva 16 anni. Mi aiutava nei lavoretti e penso di averlo letteralmente tolto dalla strada. Mi ci sono affezionato e lui si era affezionato a me. E un ragazzo debole, fragile, ma estremamente buono».  Di lei, però, adesso non parla molto bene... «Dice cose che non pensa. Credo che sia imboccato da qualcuno».

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