Il Tirreno

Versilia

«Non volevo firmare quelle carte»

Donatella Francesconi
«Non volevo firmare quelle carte»

La disperazione di Velia Carmazzi in uno sfogo al bar "Corfù"

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 VIAREGGIO. «Velia piangeva, disperata..."Mi hanno fatto firmare delle carte" - raccontava tra i singhiozzi - "che non avrei mai voluto firmare...Mi portano via la roba"». Accadeva un anno fa, circa. Velia Claudia Carmazzi, 59 anni, si confidava così al bar "Corfù" di via Machiavelli, poco distante dal civico 151 (nella foto) dove abitava con l'anziana madre, Maddalena Semeraro.  I gestori del "Corfù", bar storico del centro città, se la ricordano bene. Su quattro anni di gestione di Marco e Carla, Velia si è fatta vedere tra i tavoli per ben tre anni. Lei che abitava quasi all'angolo con via Veneto ferquentava il bar vicino casa «qualche volta insieme al figlio», altre volte invece in compagnia «di un uomo, un camaiorese che non passava inosservato per il gran vocione che aveva».  Velia, però, «non beveva». Ci tiene a metterlo bene in chiaro Carlo Galanti: «Che era povera si vedeva. Ma con una grande dignità». Un caffé, la schiacciatina con un bicchiere d'acqua "macchiato" di vino, l'aperitivo analcolico quando era in compagnia del figlio o dell'uomo che «aveva sempre un pensiero per la madre di Velia. Tanto che prima di uscire dal bar e tornare a casa con Velia, acquistava sempre la coppetta di gelato per l'anziana bloccata a casa».  Alla domanda su quali fossero i rapporti tra Velia e l'uomo che la accompagnava, Marco Galanti risponde da barista consumato: «Il nostro mestiere è un po' come quello del confessore. Devi saper ascoltare chi ne ha bisogno, ma senza fare troppe domande. Non li ho mai visti litigare, ma discutere sì. Capitava abbastanza spesso...».  Così come abbastanza di frequente capitava che Velia si mostrasse preoccupata per la propria abitazione: «Era angosciata - ricorda la moglie del barista -. Raccontava che l'avrebbero buttata fuori di casa e anche che le portavano via la porta e le finestre per mandarla via, che era disperata perché era all'addiaccio con la madre inferma, che non sapeva più cosa fare, dove sbattere la testa...».  Di frase in frase si era capito che la casa di via Machiavelli un giorno era stata di proprietà delle due donne. Ma che era accaduto qualcosa per cui rischiavano di finire per strada. Tanto che Velia aveva annunciato ai due baristi che avrebbe lasciato il centro: «Vado via, ci disse - ricordano Marco e la moglie - spiegando che aveva trovato una casa a Bicchio».  Per qualche mese, dopo questo annuncio, al bar "Corfù" Velia non si è più vista. Fino a che «poco prima dell'estate di quest'anno, faceva già caldo perché indossava una maglietta sbracciata, è passata per un caffé. Era tutta contenta perché aveva trovato una sistemazione a Bicchio e sembrava stare decisamente meglio che nei mesi passati».  Come era vestita Velia non è secondario: «Si notava - raccontano i due baristi - per i vestiti colorati, le gonne lunghe...Che era povera si capiva...Era magrissima, rifinita». Neppure un centesimo buttato via nelle macchinette, niente spese particolari. L'analcolico, il caffé...Qualche volta non aveva il denaro per saldare il conto: «Ma non ha mai lasciato un "chiodo". a sera si faceva vedere e se un euro doveva, potevi stare sicuro che lo riportava». Al bar la ricordano con affetto: «"Bimba, lo vuoi il caffé" - glielo dicevo se la vedevo passare - ricorda Marco Galanti - come si fa a Viareggio». Anche il figlio minore, David Paolini, che ha presentato denuncia per la scomparsa di madre e nonna, si faceva vedere la "Corfù": «Qualche volta per guardare la partita, o d'estate per trascorrere un po' di tempo fuori, la tavolo...».  Nella casa di via Machiavelli ha abitato, per un certo tempo, anche la figlia maggiore di Velia, oggi madre a sua volta. Ma la convivenza di Velia con figlia, genero e prole, non era andata a buon fine. Si racconta di una lite pesante e del piccolo nucleo familiare che lascia via Machiavelli consumando una rottura che non si è più sanata.  

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