Il Tirreno

Versilia

I due, bloccati dopo un inseguimento fra le colline di Camaiore, sono stati trovati in possesso di un arsenale

Cacciano di frodo: arrestati padre e figlio

Claudio Vecoli
Cacciano di frodo: arrestati padre e figlio

Quando sono stati scoperti, hanno puntato i fucili contro le guardie e sono scappati

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CAMAIORE. Stavano cacciando di frodo all'interno del Parco delle Apuane. E, quando sono stati scoperti, per garantirsi una via di fuga hanno imbracciato i fucili puntandoli minacciosamente contro le guardie della polizia provinciale che avevano chiesto loro i documenti. Ma Luca Moriconi, 44 anni, e il figlio Piero, 22 anni, hanno fatto poca strada. E, rintracciati, sono stati arrestati poco distanti.  Il movimentato episodio è accaduto nel tardo pomeriggio di sabato non lontano dal passo del Lucese, sopra Gombitelli, una zona boschiva all'interno del Parco delle Alpi Apuane dove la caccia è severamente proibita. Una pattuglia della polizia provinciale, sentendo degli spari provenire dal bosco, ha deciso di intervenire. E, nei pressi di una Citroen Saxo, ha trovato Luca Moriconi con un fucile per la caccia al cinghiale e un cane da caccia al suo fianco.

Quando le guardie gli hanno intimato di fermarsi, l'uomo ha reagito imbracciando il fucile. E, poco dopo, si è aggiunto anche il figlio Piero che ha puntato un secondo fucile da caccia contro i due agenti. Gli agenti, per evitare un conflitto a fuoco dalle conseguenze imprevedibili, non hanno opposto resistenza. E i due si sono allontanati via in auto. Subito dopo - con l'ausilio di alcune pattuglie dei carabinieri - sono scattate le ricerche. E nel giro di poco più di un'ora padre e figlio sono stati rintracciati non distante da dove era avvenuto l'episodio. E questa volta non hanno più potuto opporre resistenza.  Ma i guai maggiori sono iniziati successivamente, quando i carabinieri hanno perquisito l'abitazione dei due a Camaiore, ma soprattutto un annesso agricolo nei pressi di Gombitelli di loro proprietà. Qui i militari hanno infatti trovato nascosto un vero e proprio arsenale fatto di sette fucili (alcuni da caccia, altri di provenienza bellica), due pistole (una colt 49 e una 9x21), circa trecento cartucce e una bomba a mano (anche se ormai inerte).

E questo malgrado il padre non avesse alcun tipo di porto d'armi e il figlio ne possedesse soltanto uno valido per il tiro a volo. Non solo. Durante le ricerche nel bosco dove si trovavano i due, carabinieri e guardie provinciali hanno trovato due cinghiali abbattuti da poco e abbandonati nella macchia sui quali sono stati eseguiti dei rilievi in modo da verificare se le pallottole utilizzate siano state esplose o meno dai fucili in possesso dei due. Per Luca e Piero Moriconi è così scattato l'arresto. Numerose (e pesanti) le accuse rivolte loro. Si va dalle minacce aggravate al porto illecito di arma da sparo fino alla caccia in zona protetta.  Ieri mattina padre e figlio sono stati condotti in Tribunale per essere sottoposti alla direttissima. Ma, dopo la convalida degli arresti, i legali dei due uomini hanno richiesto (e ottenuto) dal giudice il rinvio del processo per termini a difesa. Se ne riparlerà il 20 dicembre. Nel frattempo Luca Moriconi dovrà restare in carcere, mentre al figlio Piero sono stati concessi i domiciliari.

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