Sicurezza
«Ho visto Velia: magrissima e disperata»
Donatella Francesconi
Al Dopolavoro ferroviario smentiscono l'ex marito: non un mese fa, ma ad agosto
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TORRE DEL LAGO. Magrissima, quasi anoressica, e disperata. Così, al Dopolavoro ferroviario, ricordano Velia Carmazzi, la più giovane delle due donne scomparse da quattro mesi. Vista non un mese fa, ma ai primi di agosto. A smentire le dichiarazioni dello "zio", l'uomo che da tempo si occupava di Velia e dell'anziana madre pur senza esserne parente, e del marito di Velia sono i gestori del Dopolavoro, Angela ed Elena. «Sarà stato fine luglio-primi di agosto - ricorda Angela - e mi trovavo in pausa, per una sigaretta fuori dalla porta del locale. Velia era magrissima, rifinita. Indossava una canottiera, non sembrava più neanche lei. Nella foto che si vede sui giornali è quasi bella rispetto a com'era...». La donna, prosegue la testimonianza, era «disperata. Continuava a ripetere che l'avrebbero buttata fuori di casa, che sarebbe rimasta senza casa, che non aveva più dove andare a vivere». Angela mette il turbo alla solidarietà e dà a Velia il numero di telefono dell'assessore al sociale, Vittorio Fantoni. «Le dissi di chiamarlo, e cercai di rassicurarla: vedrai, le dissi, che un posto dove dormire te lo trovano». Non era la prima volta che Velia Carmazzi si faceva vedere al Dopolavoro: «Veniva a mangiare. Più spesso da sola, qualche volta con il figlio. Ma era senza soldi. Più di un piatto di pasta, che da noi costa quattro euro, non prendeva». Tanto che qualche volta il piatto le è stato offerto. Se aveva un euro in tasca, però, Velia Carmazzi lo spendeva per il vino: «Quello non è mai gratis - ci tengono a dire Angela ed Elena -: per principio». Chi sembrava non passasserla male era, invece, l'ex marito di Velia: «Mangiava e beveva - lo ricordano così nel locale - e pagava anche per gli amici». La vita di Velia non è mai stata facile, anche se in casa sua - ricorda chi ha conosciuto lei e la madre - di soldi ne sono girati. Il padre faceva il posteggiatore abusivo in piazza D'Azeglio e le due abitazioni di proprietà sarebbero l'eredità che l'uomo ha lasciato a moglie e figlia. Eppure Velia e la sua famiglia hanno sempre dato l'impressione di vivere in estrema povertà e degrado. Una situazione segnalata al servizio sociale quando il figlio David era in età di nido d'infanzia, frequentato proprio a Torre del Lago. «Non sono stato contattato da Velia», risponde Fantoni, «nè mi risulta che la donna si sia fatta viva con il servizio sociale del Comune». All'assessore si sono rivolti, invece, proprio in questi giorni «persone che si sono prese a cura David, oggi accolto in un posto sicuro». Le indagini, condotte dai carabinieri «non si sono mai fermate - spiega il maggiore Andrea Pasquali - dal 29 settembre», data della denuncia di scomparsa presentata dal figlio di Velia. La raffica di interrogatori ha portato ad ascoltare più e più volte numerose persone. E, nella serata di ieri, è circolata la voce che l'attenzione degli inquirenti sia puntata su un'agenzia immobiliare della zona di Viareggio nella quale Velia Carmazzi e la madre hanno venduto una delle due abitazioni che possedevano. E c'è un altro avvistamento, anche questo prima della data di denuncia della scomparsa: un negoziante del centro di Torre del Lago che ricorda Velia passare di lì a salutarlo.
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