Sicurezza
LINCHIESTA
Traffico illecito di rifiuti Imprenditori a processo
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PIETRASANTA. Duemila metri cubi finirono nell'area ex Bussoladomani per costruire la pista di motocross. Altri 9mila furono destinati alla realizzazione di un parco annesso al "Camping del Lago" a Torre del Lago. 4mila tonnellate finirono nella discarica del Brentino (foto), e così via. Un vero e proprio traffico di rifiuti speciali (non pericolosi), secondo la Procura, che ha portato alla sbarra Giovanni e Aldo Viti, della Viti escavazioni, il direttore tecnico di quest'ultima, Romolo Teani, il trasportatore Gino Quintavalle e Alvaro Tesconi, nel frattempo deceduto. Per i Viti e per Quintavalle l'accusa è di "attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti", mentre per Teani (insieme ad Aldo Viti) l'accusa è di truffa ai danni del Cermec di Massa e di truffa aggravata ai danni dello Stato. Si tratta di reati punibili con pene da uno a sei anni. Secondo l'accusa, i fanghi provenivano dalla depurazione delle acque derivanti dalla produzione di materiali edili, presso lo stabilimento in località Porta. L'indagine partì dalla pista di motocross che era stata realizzata nell'ex Bussoladomani, per poi estendersi ad altri casi simili. Secondo la Procura, infatti, il modus operandi era sempre lo stesso: i Viti qualificavano i fanghi come semplice "terra", garantendosi così la possibilità di smaltirli a prezzi irrisori presso terzi privi di qualsiasi autorizzazione. Così avvenne nel caso della pista di motocross, con l'intervento di Quintavalle che trasportò i fanghi ricevendo un compenso. Ma così sarebbe avvenuto, per 6mila metri cubi, anche nei confronti di una ditta alla Morina (Viareggio) per realizzare il riempimento di un piazzale. O, ancora, a Torre del Lago, dove i fanghi sarebbero stati stoccati presso il "Camping del Lago", per realizzare un parco. Il "tour della Versilia" non risparmia Massarosa, con 4mila tonnellate per riempire la discarica del Brentino. Né Seravezza, dove sarebbero arrivate 3.700 tonnellate per il riempimento di una strada di cava. Leggermente diverso il caso della Cermec di Massa, alla quale arrivarono 20mila tonnellate per realizzare la messa in sicurezza di un'area in località Gotara, nel comune apuano. Per questa fornitura i Viti vennero pagati 84mila euro: soldi che a Cermec arrivavano però dal ministero dell'ambiente, visto che l'intervento era finanziato come "opera di bonifica". Per questo episodio, dunque, l'accusa ai Viti è di truffa ai danni della Cermec, mentre è di truffa aggravata nei confronti dello Stato per il solo Aldo Viti e per Romolo Teani, che con la sua perizia qualificò i fanghi come semplici terre.
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