La manifestazione
Anche Sarkozy si impegna: «Faremo chiarezza»
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VITTIMA. Daniele Franceschi Il capo di gabinetto del presidente francese scrive a Lunardini
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VIAREGGIO. Dopo la première dame Carla Bruni, anche il presidente francese Nicholas Sarkozy assicura il suo interessamento perché sia fatta chiarezza sulle circostanze della morte di Daniele Franceschi, l'operaio viareggino di 36 anni morto nell'agosto scorso all'interno del carcere francese di Grasse. Guillame Lambert, capo di gabinetto di Sarkozy, ha infatti risposto alla lettera che il sindaco di Viareggio, Luca Lunardini, aveva scritto all'Eliseo alcune settimane fa per chiedere maggiore attenzione sul caso Franceschi. «Siate certo - si legge nella lettera, datata 26 novembre - che la giustizia francese è determinata a rispondere alle attese dei familiari del signor Franceschi e a quelle delle autorità italiane. Contatti in questo senso sono già in corso». Lambert aggiunge inoltre che il presidente Sarkozy segue «con molta attenzione le vostre legittime domande» in relazione al caso. «Nel ringraziare il presidente della repubblica francese per l'attenzione che ha voluto riservare alla mia lettera - replica adesso Lunardini - sottolineo che la stessa presidenza della repubblica francese definisce legittime le domande sulle circostanze della morte di Daniele Franceschi, così come di conforto è il chiaro riferimento alla volontà della giustizia francese di rispondere alle richieste dei parenti e delle autorità italiane». Secondo il sindaco di Viareggio, la presidenza della repubblica ritiene «legittimi i dubbi sulle cause della morte del concittadino» e questo «ci sostiene - afferma Lunardini - nella scelta di aver portato avanti una battaglia di giustizia che ha evidente riscontro anche nel capo dello stato francese. Questa risposta, assieme a quella giunta nei giorni scorsi alla mamma di Daniele da parte di Carla Bruni, è il risultato di una costante e corretta pressione politica e diplomatica esercitata a tutti i livelli e rappresenta un ulteriore passo verso il raggiungimento della verità sul caso Franceschi». Nella lettera inviata a Sarkozy, Lunardini scriveva, fra l' altro: «Non sono un giurista né un esperto in diritto internazionale e non dubito, né voglio farlo, che la legge sia stata sempre rispettata, ma dopo cinque mesi e mezzo di carcere (il giovane è morto il 25 agosto) il ragazzo non era stato ancora sottoposto a giudizio». E ancora: «Nelle lettere scriveva ai suoi cari di un clima di sopruso e discriminazione in quei corridoi e in quelle celle». Ma soprattutto il sindaco faceva notare che la morte di Daniele Franceschi «suscita dubbi e riserve sulle sue cause, sulle incerte modalità di comunicazione con iniziali esitazioni perfino sulla data del decesso, per l'impossibilità a vedere la salma da parte dei familiari ma anche dei periti di parte. Una foschia di informazioni sulla quale solo l'intervento della Diplomazia Italiana ai suoi massimi livelli ha permesso di porre attenzione. Giovedì 14 ottobre, ciò che resta del giovane Daniele è tornato all'affetto dei suoi cari e della sua città. Con un dubbio, che si potrebbe aggiungere agli altri: un povero corpo non conservato secondo le riconosciute regole della buona medicina legale. Gentile Presidente, io voglio, vogliamo tutti, conservare la fiducia nella Giustizia Francese, Nazione maestra di Libertà e Democrazia. Presidente ce lo permetta».
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