Il Tirreno

Versilia

Re del cinema italiano, uomo libero, impegnato contro la guerra

Un primo piano del regista
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Un primo piano del regista

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 VIAREGGIO.  «Lo vogliamo ricordare così, re del cinema italiano, che dalla balaustra della tribuna di piazza Mazzini osserva sorridendo con occhio attento la briosa sfilata dei carri e delle maschere, simbolo e allegoria della nostra società». È Alessandro Santini, presidente della Fondazione Carnevale, a rendere omaggio con queste parole a Mario Monicelli, insignito del "Burlmacco d'oro" nel 2001.  Tanti i ricordi ed i commenti delle istituzioni. «Monicelli non avrebbe certo amato l'inevitabile retorica dei "coccodrilli" che si susseguono in queste ore - sottolinea il senatore Andrea Marcucci -: per questo credo che il modo migliore per onorarlo, come ha scritto Paolo Mereghetti, sia rivedersi tutti i suoi film».  Ancora da Roma, ma con il cuore a Viareggio, l'onorevole Deborah Bergamini: «Solo un viareggino poteva esportare in tutto il mondo quel nostro carattere anarchico, caustico e un pò melanconico, presente in tutti i suoi capolavori. Viareggio perde il suo genio: un grande artista che ha saputo interpretare e rappresentare la società italiana con quel disincanto ironico, forte e libero che è il carattere profondo delle nostre terre».  Il mondo della cultura italiana «è da oggi più povero». Sono le parole di Stefano Baccelli, presidente della Provincia: «Con la scomparsa di Mario Monicelli se ne va uno dei grandi testimoni del nostro tempo che, con la sua arte, è riuscito a raccontare, con realismo e poesia, l'Italia dal dopoguerra a oggi. Era un vero intellettuale, di quelli che hanno sempre il coraggio di affermare le proprie ragioni. Attraverso i suoi film ha influenzato generazioni, ha fatto ridere, ha fatto riflettere, ha, forse, in qualche modo, cambiato la società. Non può che esserci tristezza nell'apprendere la notizia della sua morte. Un senso di vuoto, con la consapevolezza che non potrà essere colmato».  Una grande perdita di tutti: è il sentimento di Andrea Tagliasacchi, presidente della Fondazione Tobino: «Con lui la Fondazione ha sempre avuto un rapporto strettissimo: grazie alle sue parole ed ai suoi ricordi abbiamo conosciuto tanto di Tobino. In memoria dell'amicizia tra questi due grandi uomini, Monicelli è stato ospite della Fondazione nel gennaio 2007».  Come sempre, Monicelli «ha scelto di essere libero». Cristina Boncompagni è stata a lungo assessore alla cultura a Viareggio: «Il suo impegno politico e civile, il suo rigore nella difesa della cultura, della pace, dei valori della sinistra - scrive da coordinatrice di Sel - continueranno nelle nostre lotte e soprattutto in quelle dei giovani che da lui hanno imparato una straordinaria lezione di dignità e di indipendenza. Grazie a Monicelli per la nettezza delle sue scelte ed anche per il suo amore per Viareggio».  Dalle sponde del Massaciuccoli, il cordoglio della Fondazione Festival Puccini: «Lo sgomento e il dolore per la tragica morte di un grande artista, un uomo profondo, ci fanno trovare conforto nello straordinario patrimonio di arte che ci ha lasciato e che noi ci impegneremo a salvaguardare». Così il presidente della Fondazione, Paolo Spadaccini. Ricordando come «nello scrigno degli straordinari allestimenti del Festival Puccini di Torre del Lago, la Fondazione conserva "la Bohème" che andò in scena nel 1996 con la regia di Mario Monicelli. Il quale volle rappresentare l'amarezza della vita, non tragicamente, bensì con quell'ironia che ha sempre contraddistinto i suoi tanti capolavori teatrali e soprattutto cinematografici». D.F.

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di Redazione web