«Era il genio del nostro cinema»
Roy Lepore
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MAGGIAN0. Una suggestiva immagine di MOnicelli ripresa da Franco Bellato Cancogni: ci conoscevamo da settant'anni
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VIAREGGIO. Lo scrittore Manlio Cancogni ha appreso nella sua casa di Marina di Pietrasanta la tragica scomparsa di Mario Monicelli. Ed è rimasto colpito dal gesto estremo compiuto dal regista. «Ci siamo conosciuti a Roma nel 1937 - racconta il grande scrittore e giornalista - ed era, come me, un antifascista. Era simpatico, modesto, intelligente, geniale ed ha sempre dichiarato di non credersi un artista a dimostrazione di quanto sia stata una persona modesta». Come spiega questo suo gesto? «Non ha potuto accettare la realtà della malattia, il tumore alla vescica.I n un momento disperato ha deciso così di farla finita. Se ne è andata una persona eccezionale, un autentico genio del nostro cinema. La "Grande guerra" è sicuramente il più bel film italiano che sia stato mai realizzato e il merito è proprio di Monicelli». In Versilia non vi siete mai incontrati? «No, ci siamo sempre visti a Roma, ma il ricordo della Versilia era sempre in lui. Era molto legato a questa terra, anche se ormai le sue radici erano state trapiantate nella capitale. Parlava sempre volentieri di Viareggio e quando ha potuto ci è sempre tornato. Non mi sarei aspettato che potesse mettere in atto un gesto così estremo, ma non ha voluto convivere con la malattia. Così lunedì sera ha voluto dire basta con l'immenso dolore di tutti noi che lo abbiamo amato e che non potremo mai dimenticarlo per quello che ha saputo regalarci in tutti questi anni».
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