Il Tirreno

Versilia

Arnaldo Galli commenta l’afflosciarsi dello spirito pungente

I carristi non vivono la politica come noi, usciti dalla dittatura

I carristi non vivono la politica come noi, usciti dalla dittatura

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 VIAREGGIO. «Forse i carristi di oggi non vivono la politica come ai nostri tempi. Noi abbiamo sofferto una dittatura, c'era una maggior sensibilità. C'è poco da dire: se i costruttori di oggi non la sentono venire da dentro, non si occupano di satira». Parli di messa alla berlina dei potenti di turno e non puoi non interpellare Arnaldo Galli, decano dei costruttori, sull'argomento: «Lo sberleffo di oggi è all'acqua di rose, addormentato. Tanti carristi non leggono, non seguono nulla, non hanno idee: sono spenti, leggeri, amano la vita tranquilla e non si capisce se siano di destra o di sinistra».  Paradossalmente, a Viareggio si costruivano carri più graffianti quando la libertà di espressione era sottoposta a maggiori restrizioni. E Galli ne sa qualcosa: «Quando, nel 1961, feci "Mercato comune" scoppiò il finimondo: vennero le forze dell'ordine, mi dissero che non era il caso di raffigurare politici che vendevano gli operai come se fossero merce. E la Rai, nella diretta del corso mascherato, lo censurò. Stessa sorte anche per "I grandi in maschera" del 1976». Oggi, apparentemente, sembrano esserci meno vincoli alla libertà di parola. Eppure un certo clima intimidatorio rimane, come dimostrano anche le recenti vicende interne alla Rai. «In parte è vero, forse incide. Ma è altrettanto vero che noi non avevamo paura di nulla». S.P.

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