Finanza
«Il quartiere è abbandonato»
Donatella Francesconi
Il Varignano è stanco del degrado, materiale e sociale
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VIAREGGIO. Ridare voce. Ad un quartiere che denuncia con forza lo stato di abbandono, la mancanza di servizi, la crescita edilizia incontrollata, l'incuria, l'impossibilità dei propri giovani di trovare spazi alternativi alla strada. Operazione riuscita, quella messa in piedi dalla parrocchia di don Marcello Brunini, insieme a scuola, associazioni, circolo "Il Fienile", centro sportivo Zappelli, Commissione Varignano. Ad ascoltare, e poi tentare di rispondere, il sindaco Lunardini. Con la "panchina" composta dagli assessori Accialini, Bucciarelli, Costagliola, Fantoni e Tedeschi oltre al presidente di Sea ambiente, Riccardo Battaglia. «Molti interventi sono costosi», spiega Lunardini nelle conclusioni, «ed è deprimente per un sindaco dire che non ci sono soldi...». Con lo sguardo ad una possibile rielezione, Lunardini prende nota del coro di proteste e mormora: «Giudicherete voi, poi, il mio operato...».
Il quartiere, però, giudica ora. E racconta, intervento dopo intervento, quello che manca, quello che chiede da troppo tempo, quanto invece è stato fatto ma male. Al Quartiere Bonifica c'erano tre lampioni che sono stati tolti. Risultato: 84 famiglie al buio. Nel parco dei bambini a tagliare l'erba ci pensano gli anziani del quartiere. I paletti lungo i marciapiedi, perché le auto non parcheggino rendendoli inagibili, sembrano una chimera: «Li ho chiesti all'assessore Pastechi - racconta il signor Luciano - mi ha risposto che non ci sono i soldi. Poi, però, in via di Montramito li hanno messi. Perché in via Paladini no?». E che dire del teatrino nuovo di zecca proprio dietro la chiesa? «Qualcuno sa dire come il Comune vorrà utilizzarlo?». Ma il Varignano non è solo un quartiere che protesta.
uella che risuona in chiesa è la voce dell'orgoglio. Delle tante attività (da quelle della parrocchia a quelle del Rione, al doposcuola dei Giovani comunisti, all'offerta sportiva della Zappelli) che hanno fatto del quartiere un laboratorio. Così come della scuola, l'Istituto comprensivo diretto da Annalisa Misuri che all'amministrazione comunale non la manda a dire: «Chi è chiamato a governare deve fare delle scelte» anche in termini di risorse e loro destinazione. Ed è il grido di tutto il quartiere, quello di Sirio Orselli, volto storico della Commissione Varignano: «Servono centri di aggregazione per i ragazzi. Perché al Varignano non ci deve essere un cinema, perché non una piscina, perché non portare qui una scuola superiore?». Insomma, perché non provare a pensare una città che si sviluppa in un senso diverso rispetto a quello storicamente sostenuto, da mare a monti. «I ragazzi ci scrivono su Facebook chiedendo di allungare l'orario e di tenere aperto un giorno in più. Ma noi siamo volontari e facciamo il possibile...». Giuditta e Stefania appartengono al "Caracol", la struttura gestita da Giovani comunisti e Arci. Qui si fa il doposcuola: «Bambini e ragazzi sono tanti e chiedono una presenza continua».
Ed allora, la ricetta è una sola e lo dice chiaro e tondo la rappresentante della parrocchia: «Recuperare quel laboratorio di gruppi e associazioni che il Varignano ha saputo essere, difendendo ad alta voce i nostri ragazzi e colmano le troppe assenze delle istituzioni. Per avere soluzioni e strumenti da subito». A tirare le fila ci pensa don Brunini: «Chiediamo un tavolo di concertazione con gli assessori competenti, le associazioni, i centri di aggregazione del quartiere, le forze dell'ordine». La chiamata all'appello vale anche - sottolinea il parroco - «per le realtà imprenditoriali del quartiere, commercianti per primi».
Il quartiere, però, giudica ora. E racconta, intervento dopo intervento, quello che manca, quello che chiede da troppo tempo, quanto invece è stato fatto ma male. Al Quartiere Bonifica c'erano tre lampioni che sono stati tolti. Risultato: 84 famiglie al buio. Nel parco dei bambini a tagliare l'erba ci pensano gli anziani del quartiere. I paletti lungo i marciapiedi, perché le auto non parcheggino rendendoli inagibili, sembrano una chimera: «Li ho chiesti all'assessore Pastechi - racconta il signor Luciano - mi ha risposto che non ci sono i soldi. Poi, però, in via di Montramito li hanno messi. Perché in via Paladini no?». E che dire del teatrino nuovo di zecca proprio dietro la chiesa? «Qualcuno sa dire come il Comune vorrà utilizzarlo?». Ma il Varignano non è solo un quartiere che protesta.
uella che risuona in chiesa è la voce dell'orgoglio. Delle tante attività (da quelle della parrocchia a quelle del Rione, al doposcuola dei Giovani comunisti, all'offerta sportiva della Zappelli) che hanno fatto del quartiere un laboratorio. Così come della scuola, l'Istituto comprensivo diretto da Annalisa Misuri che all'amministrazione comunale non la manda a dire: «Chi è chiamato a governare deve fare delle scelte» anche in termini di risorse e loro destinazione. Ed è il grido di tutto il quartiere, quello di Sirio Orselli, volto storico della Commissione Varignano: «Servono centri di aggregazione per i ragazzi. Perché al Varignano non ci deve essere un cinema, perché non una piscina, perché non portare qui una scuola superiore?». Insomma, perché non provare a pensare una città che si sviluppa in un senso diverso rispetto a quello storicamente sostenuto, da mare a monti. «I ragazzi ci scrivono su Facebook chiedendo di allungare l'orario e di tenere aperto un giorno in più. Ma noi siamo volontari e facciamo il possibile...». Giuditta e Stefania appartengono al "Caracol", la struttura gestita da Giovani comunisti e Arci. Qui si fa il doposcuola: «Bambini e ragazzi sono tanti e chiedono una presenza continua».
Ed allora, la ricetta è una sola e lo dice chiaro e tondo la rappresentante della parrocchia: «Recuperare quel laboratorio di gruppi e associazioni che il Varignano ha saputo essere, difendendo ad alta voce i nostri ragazzi e colmano le troppe assenze delle istituzioni. Per avere soluzioni e strumenti da subito». A tirare le fila ci pensa don Brunini: «Chiediamo un tavolo di concertazione con gli assessori competenti, le associazioni, i centri di aggregazione del quartiere, le forze dell'ordine». La chiamata all'appello vale anche - sottolinea il parroco - «per le realtà imprenditoriali del quartiere, commercianti per primi».
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