Sicurezza
«Rivogliamo i nostri dieci milioni»
Donatella Francesconi
I soci privati della Viareggio porto hanno perso la pazienza, pronti a lasciare la Darsena
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VIAREGGIO. Porto turistico, i soci privati della "Viareggio porto" se ne vanno. Prima che il disastro dei ritardi e degli ingarbugliamenti burocratici li porti a fondo insieme al futuro della Darsena viareggina. L'operazione della "grandeur" darsenotta messa in piedi nel secondo mandato dell'ex sindaco Marco Marcucci finisce così: con i partner privati della società presieduta da Alessandro Volpe che battono cassa, lettera dopo lettera, all'indirizzo dell'amministrazione Lunardini. Per riavere indietro la somma messa in gioco - dieci milioni di euro - al momento della gara per l'acquisizione del 48% delle azioni. Sono passati tre anni - è l'argomentazione portata dalla cordata composta da gruppo Ferragamo e Consorzio costruttori ravennati di cui è socio da tempo il Consorzio Etruria - e dei progetti annunciati (approdi della Madonnina e del Triangolino) non s'è mossa una foglia. Complice il ricorso al Consiglio di Stato vinto dai concorrenti "Teseco-Finedil" con un giudizio pesante sull'operato della commissione aggiudicatrice. «È incontestabile - si legge nella sentenza del 2009 - che l'organo di gara non abbia declinato, prima dell'apertura delle buste contenenti l'offerta, i "criteri motivazionali per attribuire a ciascun criterio e subcriterio di valutazione il punteggio tra il minimo ed il massimo prestabiliti dal bando"». A distanza di un anno dalla sentenza - è l'argomentazione dei soci privati della "Viareggio porto" - il Comune non ha ancora assunto alcuna decisione in merito a come uscire dalla situazione di stallo che si è venuta a creare. Ancora qualche mese fa, in un clima di rapporti meno gelidi di quanto non siano oggi, gli imprenditori avevano ipotizzato di poter richiedere al Consiglio di Stato il ricorso per ottemperanza: una sorta di "interpretazione" della sentenza, che in qualche modo potesse squarciare le nebbie tra le banchine. Sarebbero stati necessari sei mesi e, alla fine - questa la valutazione - non sarebbe stato fugato il rischio di esporsi ancora a ricorsi in caso di nuova gara a due soggetti. Alla fine, dunque, la cordata Ferragamo-Consorzio Etruria ha rinunciato a questo passo. Con l'amara considerazione che l'unica salvezza reale sia "levare le gambe" dal pantano viareggino. «A questo punto si viene via», commentano gli interessati. Cercando di riavere indietro il denaro dovuto il prima possibile. Costi quel che costi. Un nuovo incontro è fissato per la prima settimana di Novembre. Gli uffici del sindaco Lunardini hanno già messo nero su bianco la risposta alla richiesta degli imprenditori beffati prima dall'annullamento della gara e poi dalla mancanza di scelte: non ci sono le condizioni per la restituzione, anche parziale, della somma. Sulla lingua di sabbia del Triangolino si continua a prendere il sole d'estate e a pescare d'inverno. A Massa, Pisa, Livorno gli imprenditori della nautica continuano a investire. In prima fila ci sono i grandi nomi della Darsena viareggina. Con lo sguardo a ben altri orizzonti di quello oltre i fanali verdi e rossi. In mezzo ai quali la Regione è pronta a far calare un'Autorità portuale che non convince l'attuale assessore al porto, Antonio Cima (Udc): «Ci sono beni che il Comune dovrebbe tenersi ben stretti - dichiara Cima -: uno di questi è il porto».
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