Perse due grandi aziende per il Portone
L.B.
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PORTONE. Capannoni vuoti per il vincolo legato al lapideo Gli investitori spaventati dal vincolo per il lapideo
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PIETRASANTA. La prima a dare forfait è stata una grande azienda del settore elettrico, con una dote di 300 milioni di euro fatturati ogni anno. «Possiamo investire nell'area del Portone, o vale il vincolo dell'insediamento legato al marmo?». Il "ni" di rimando è stato interpretato, come un arrivederci a tempi migliori. Ancora più drastica la decisione di un importante gruppo, no profit, made in Usa. «Di fronte alla scarsa chiarezza della burocrazia di casa nostra, sono scappati a gambe levate» - certifica Simone Tartarini, presidente del Cip90, il consorzio che accomuna, da anni, le aspettative di 39 aziende che operano, appunto, all'interno del Portone. «Il nodo è sempre il solito ed è quello del vincolo del lapideo, che condiziona ogni nuovo e possibile insediamento. L'impegno della politica, ed in primis di questa nuova amministrazione, è stato quello di cancellare una volta per tutte un "laccio" che impedisce la valorizzazione del Portone e consenta, al tempo stesso, l'ingresso di aziende operanti anche in altri settori. Un impegno che, stando agli impegni pre-elettorali del sindaco Domenico Lombardi, dovrebbe concretizzarsi entro fine anno con l'adozione del regolamento urbanistico. Attendiamo fiduciosi». Regolamento, che però, come già anticipato dal Palazzo, sarà in realtà adottato ad inizio 2011. «Se così fosse sarebbe motivo di rammarico per molti imprenditori, viste le aspettative di molti di loro. Detto questo, il problema non è rappresentato dai 2 mesi in più o in meno da aspettare, ma che, una volta per tutte, si cambi registro sul Portone. Di recente, come detto, abbiamo perso due grandi occasioni, venendo meno gli investimenti di altrettante aziende, con quella statunitense pronta addirittura a comprare un capannone. Questo significa che il Portone è zona di grande interesse, nonostante le mille lacune che propone dal punto di vista procedurale e nonostante, ancora, i molti capannoni da completare e dismessi» precisa Tartarini, che poi ufficializza il "fine-mandato" del Cip90. «La ragione sociale è venuta meno, oramai; le aziende si sono costituite ed insediate da tempo. Fra l'altro, una decina di queste aziende hanno venduto ed altre sono pronte a passare la mano. Dobbiamo, quindi, chiudere il consorzio, e lo faremo con la fine dell'anno, ripartendo con uno nuovo, affiancato da un'altra ragione sociale, legata a promozione e pianificazione. Il tutto, in un contesto di seria valorizzazione del Portone che, questo è l'auspicio, includa anche un ruolo di grande riferimento per il centro servizi».
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