Proteste
LA MAMMA INSISTE
«Denuncerò il parroco: ma non è vendetta»
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Don Danilo 2 MINUTI DI LETTURA
PIETRASANTA. Il giorno dopo sono le lacrime del ragazzino a rendere tutto più complicato. «Quando il medico gli ha detto che non poteva partecipare ad una gara di nuoto, perché con il collo in certe condizioni non si scherza, è scoppiato a piangere. Mio figlio è nervoso, frastornato da quanto accaduto. Fisicamente sta meglio, ma dentro non va. Ecco, perché non posso accettare la richiesta di perdono di Don Danilo; ha sbagliato e ne risponderà a chi di dovere. Nei prossimi giorni presenterò la denuncia nei suoi confronti». Parla con tono sereno, ma fermo, la mamma del tredicenne picchiato dal parroco, sabato scorso, poco prima dell'inizio delle lezioni di catechismo, con un referto medico che parla di quindici giorni per "distorsione del rachide cervicale". «Ha colpito con un pugno alla testa mio figlio; il parroco si rende conto, o no, della gravità del suo gesto? No, non posso accettare la sua richiesta di perdono. Certi episodi non devono più ripetersi e per far sì che non si ripetano serve una denuncia. Questa sera (ieri per chi legge, ndr) incontrerò un avvocato e poi ci presenteremo ai carabinieri. So che Don Danilo è andato dal mio compagno, manifestando il suo dolore per quanto accaduto; a me questo interessa, però, meno che niente. E dello stesso parere è il mio ex marito, padre di nostro figlio. Anzi, per quanto mi riguarda, il parroco non lo voglio proprio vedere, perché nessuno deve aggredire un bambino, tanto meno un religioso. Un fatto è sicuro: mio figlio le lezioni di catechismo le farà altrove» - afferma la mamma, che poi lancia una missiva alle stesse catechiste testimoni dell'episodio. «Nessuna di loro ha avuto il buon senso di rendermi partecipe di quanto accaduto, già sabato scorso. E questo l'ho fatto loro notare. Ma non ce l'ho con le catechiste, sia chiaro, anche perché le ho viste molto tristi. Veramente dispiaciute. E, comunque, io non cerco vendette o altro. Sono solamente preoccupata per mio figlio e, in questo momento, amareggiata e arrabbiata, per quello che gli è stato fatto. Non voglio rovinare Don Danilo, non è questo il motivo per cui faccio denuncia, ma se fosse per me, visto quanto accaduto, non dovrebbe più esercitare certe funzioni. Un genitore manda i propri figli in chiesa non per imparare la violenza. Questa storia non ha un senso. E' brutta e basta. E fa stare male un ragazzino». L.B.
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