Il Tirreno

Versilia

Sos bagni. Le associazioni di categoria: servono dei paracaduti per i proprietari degli stabilimenti

Concessioni, aste ormai inevitabili

Matteo Tuccini
<b>ASSOCIAZIONI.</b> Il presidente nazionale della Fiba Confesercenti Vincenzo Lardinelli
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ASSOCIAZIONI. Il presidente nazionale della Fiba Confesercenti Vincenzo Lardinelli

L'Europa va avanti, il Governo no. E nel 2015 ci sarà la rivoluzione

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 VIAREGGIO. Il conto alla rovescia risuona inesorabile. Sulle spiagge della Versilia incombe una rivoluzione epocale: la riassegnazione delle concessioni demaniali. Ma in pochi sembrano rendersene conto. Perché se in Italia il Governo resta immobile, all'estero si va avanti.  L'Unione Europea, in particolare, non molla: la procedura di infrazione per il mancato rispetto da parte dell'Italia della famigerata direttiva Bolkenstein sulle liberalizzazioni, infatti, prosegue il suo iter.  La Commissione Ue ha inviato all'Italia una lettera di messa in mora complementare, cioè la seconda fase del procedimento. E il Governo, per ora, resta con le mani in mano. Anziché cominciare a capire come fare per evitare una multa salata.  Stando così le cose, insomma, nel 2015 le concessioni demaniali per gli stabilimenti balneari andranno a gara. Perché per la Bolkenstein un bene collettivo come il Demanio non può che essere assegnato in questo modo. E per molti imprenditori si profila la perdita non solo del proprio lavoro, ma della stessa azienda che per anni, anzi decenni, li ha foraggiati.  Grande confusione. Di fronte a questa prospettiva, e all'immobilismo di Roma, i balneari si stanno muovendo in maniera un po' confusa. Tutti respingono l'idea di doversi presentare a un'asta che si sentono sicuri di perdere, perché la concorrenza si annuncia agguerrita. E chiedono ulteriori proroghe delle concessioni per superare il 2015. «Servirebbe una proroga di cent'anni», ironizza Roberto Bertolucci della Fiba Confesercenti.  Ma con un altro rinvio, l'Italia rischierebbe una mazzata ulteriore (soprattutto economica) dall'Europa. Perciò il fatto che la gara a evidenza pubblica sia evitabile, ormai, sono in pochi a crederlo.  Per questo si cercano tutte le contromisure possibili. Abbandonata l'ipotesi della sdemanializzazione, cioè della rimozione delle aree dove si trovano i bagni dalla competenza del Demanio (a dir poco improbabile) ecco una strada suggestiva, anche se un po' azzardata.  «Alcuni legali - afferma Carlo Monti della Sib Confcommercio - stanno lavorando sulla possibilità di togliere dalla competenza della Bolkenstein la questione dei bagni. Le direttive europee non possono intervenire in merito all'acquisto e cessioni di terreni, e in effetti la nostra posizione potrebbe rientrare in questo ambito. Del resto, dal raggio di azione della Bolkenstein sono già state tolte attività come i taxi per quanto riguarda le aree di servizio e i chioschi dei giornali».  Le richieste in caso di asta. Se l'asta è inevitabile, servono dei paracaduti per attutire un colpo così clamoroso. E le associazioni di categoria ne hanno individuati alcuni.  In un incontro svoltosi ieri mattina a Roma col ministro del Turismo Michela Brambilla, Fiba-Confesercenti e Sib-Confcommercio hanno presentato la lista di richieste. Dove ci sono tre punti fondamentali. Intanto, l'opportunità di riconoscere la capacità professionale e la qualità e la quantità di investimenti effettuati negli anni dall'imprenditore, con eventuali diritti di opzione o prelazione. Secondo, il fatto di non mettere il canone demaniale tra i parametri variabili: Stato e Regioni chiedano sempre la stessa cifra, e non affidino la concessione in base all'offerta economica. Terzo, ma non meno importante, il riconoscimento di un indennizzo per chi perderà la concessione e di conseguenza la propria attività.  Non ancora del tutto abbandonata, inoltre, la possibilità di vedersi riconosciuto un diritto di superficie. Per anni i proprietari degli stabilimenti hanno occupato quei terreni demaniali, dal loro punto di vista tutelandoli e arricchendoli. Questo fa sì, secondo loro, che abbiano un diritto simile a quello di chi abita per tanti anni in una casa popolare e alla fine ottiene la possibilità di acquistarla.  

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