Il Tirreno

Versilia

«Chiedo perdono al ragazzino»

Luca Basile

Don Danilo in lacrime: «Di fronte alle risate ho perso il controllo»

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 PIETRASANTA. «Chiedo perdono al bambino ed ai suoi genitori; è stato l'errore, il grave errore di un attimo. Ho sbagliato, ma non fate che questo sbaglio sia la mia condanna. Non sarebbe giusto, perché non sono mai stato una persona violenta. Ho solo cercato di fare del bene, nella mia vita». E' pallido, stanco, con lo sguardo "rigato" di lacrime, Don Danilo D'Angiolo. Da sabato scorso non fa che riavvolgere il nastro della memoria più sgradevole, quello che, al culmine di un momento di illogica esasperazione, ha visto finire un bambino al pronto soccorso (con prognosi di 15 giorni), dopo essere stato colpito dallo stesso religioso, poco prima di una lezione di catechismo.  «Sono sincero; non so cosa mi sia successo; ho perso il controllo di fronte alle risate e all'atteggiamento del ragazzo. E ho reagito nel modo più sbagliato possibile e me ne sono immediatamente pentito. Non doveva accadere, ma adesso che è accaduto, cosa devo fare più che prostrarmi? Sono andato sul posto di lavoro del compagno della mamma del bambino; mi sono inginocchiato, manifestando il mio dolore e chiedendo ancora una volta il perdono. Ho chiesto anche di vedere la madre, ma mi è stato sconsigliato. Non volevo; quel gesto non mi appartiene e chi mi conosce lo sa» - racconta Don Danilo, da sempre riferimento della Parrocchia del SS Sacramento del quartiere Africa Macelli.  «Sono stravolto. Ho sulle spalle 51 anni di sacerdozio, non può un episodio, pur condannabile, rovinare la mia persona, il mio operato, il senso del mio dare agli altri. Perché questa è stata sempre la mia vita: impegnarmi per il prossimo. A catechismo ho sempre avuto tanti bambini e mai ci sono stati problemi; quanto successo sabato scorso, con quel ragazzino, a cui voglio bene, è frutto solamente di un attimo sbagliato, quello che può capitare ad ogni essere umano nel corso di un'esistenza. Ho provato a spiegarlo ai familiari, ma più di chiedere perdono e manifestare tutto il mio dolore, ecco non so che fare. Adesso mi telefonano tutti, vogliono sapere, capire, ma questo mi spaventa, perché mi ritrovo in qualcosa che, come ho detto, non mi appartiene. Chiedo solo silenzio. E perdono».  

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