Gioco
Due quintali di spesa in una sola mattina allo spaccio popolare
Simone Pierotti
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VIAREGGIO. Sono ben venti le nuove famiglie che, al quartiere Varignano, hanno fatto richiesta di rifornirsi al Gap - Gruppi di acquisto popolare - al centro sociale Caracol in via della Libertà. Un dato che fotografa impietosamente la crisi che ha colpito numerosi nuclei familiari. I Gap sono nati con l'intento di offrire prodotti di qualità a prezzi calmierati, alla luce del rincaro sui beni di prima necessità, e abbattere i costi di produzione. Un obiettivo raggiungibile aggirando il passaggio della distribuzione e puntando sui prodotti a chilometro zero, coltivati nel territorio, che non devono percorrere lunghe distanze. Quella del centro sociale Caracol, però, è un'attività che va oltre la semplice distribuzione di cibo a prezzi popolari. Vuol essere, semmai, un'educazione alla spesa consapevole (come alimentarsi, quali e quanti prodotti scegliere). Lanciato poco più di un anno fa, il progetto dei Gap sta prendendo piede nel quartiere: solo ieri mattina sono stati distribuiti quasi due quintali di beni di prima necessità come pasta (tre pacchi a un euro), mele (95 centesimi al chilo) e patate (2 euro per il sacco da 5 chili). E tra i prodotti non mancano carne e pesce fresco, fornito dalla cooperativa viareggina Mare Nostrum: il Gap di Viareggio ha, di fatto, aumentato il volume di affari della coop stessa portando il suo pescato negli altri 14 centri toscani. Un traguardo possibile grazie al recente acquisto di un furgone frigorifero, finanziato dalla dirigenza regionale di Rifondazione, che consentirà di distribuire più facilmente i prodotti in tutta la Toscana. Ma non è questa l'unica attività messa in piedi dai ragazzi del centro Caracol: sta infatti riscuotendo successo anche il doposcuola per le elementari e medie del quartiere. «Il sabato è l'unico giorno in cui riuniamo i due diversi gruppi - spiega Stefano Piccolomini dei Giovani Comunisti - e abbiamo qualcosa come 40-50 bambini. Se vengono da noi significa che non ci sono altri spazi». Ecco, allora, ritornare in auge il principale problema del Varignano: l'abbandono da parte della politica, delle istituzioni. «Noi cerchiamo di proporre un'alternativa, di essere la sinistra che fa la sinistra e che non si ferma ai discorsi di circostanza - prosegue Piccolomini - anche se certo non facciamo tutte queste attività per scopi meramente elettorali». Secondo Piccolomini, però, il Varignano ha una base da cui ripartire: «La questione sociale esiste ed è forte. Ma in questo quartiere, per fortuna, le relazioni sociali sopravvivono: qui tutti si conoscono, si mantengono i rapporti con il vicinato. Peccato, però, che la politica non faccia nulla per queste persone». Che l'incontro di martedì prossimo alla chiesa del quartiere possa invertire la tendenza?
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