La manifestazione
«Daniele è diventato uno di noi»
Corrado Benzio
Don Dante benedice il giovane viareggino morto in carcere in Francia
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VIAREGGIO. Daniele esce di scena, ma resta Cira. Per mamma coraggio c'erano decine di fotografi e cameramen a riprendere l'ultimo saluto che una Madonna dolente inginocchiata davanti alla bara ha dato al figlio, morto due mesi fa in un carcere francese. Daniele Franceschi, 36 anni, trova finalmente pace dopo un vita non facile e una morte - comunque sia andata - ancor più tragica. Cira Antignano sepellito il figlio - l'atto più atroce, più contro natura per una madre - riparte con la sua battaglia contro uno Stato potente che ha insegnato al mondo cos'è la democrazia moderna e che ora si chiude a riccio - come l'ultimo dittatoriello dei Caraibi - per evitare che una madre sappia. Troppe panche vuote ieri pomeriggio al funerale in Sant'Antonio. Ma ci hanno pensato don Dante Martinelli («Daniele è oggi uno di noi») e il sindaco Lunardini a ricordare che Viareggio è con mamma Cira nella ricerca della verità per capire cosa è successo nel carcere di Grasse. Sono passati giusto due mesi dalla morte di Daniele Franceschi, ma il dolore di Cira non sembra minimamente lenito. C'era Marco Antignano, fratello di Cira, c'era il fratello di Daniele. E i suoi amici a salutare e consolare Cira. C'erano le autorità: il sindaco con la fascia tricolore, il vicesindaco Costagliola, l'assessore Fantoni, il vicepresidente della Provincia Patrizio Petrucci. Non c'era il bambino che Fanceschi aveva avuto 9 anni fa. Maria Grazia Biagini, cugina di Cira, ha voluto sottolineare ai giornali che Daniele stava cercando di recuperare un rapporto con il piccolo. Tanto da leggere una poesia che Daniele aveva scritto per il piccolo sul diario che teneva. «Stasera sono stato a cena da E. e per la prima volta sono entrato in intimità con J. Sono riuscito ad entrare nel "gioco" suo e di tutti gli astanti e come un bambino a giocare anch'io con i più vecchi, con i più grandi. Ed un pensiero m'ha colto all'improvviso: ho un bambino e non conosco il suo bel viso. Che opportunità mancata, non poterci mai giocare. Che botta, che stangata non potermi a lui mostrare. Mi tengono lontano mio figlio e questo mi fa male. Ma primo a poi lo piglio, perché è cosa naturale. «Che bello che sarebbe con mio figlio ancor giocare. Quanto mi piacerebbe con lui poter parlare. L'attesa è assai straziante e più non so dove remare. Il dolore è lancinante eppur niente posso fare. E' la più dura privazione che io abbia mai provato, la più cattiva azione che mi abbian mai donato. L'assenza di te che ci sei, bambino mio, l'amore che ti darei se ci fossi anch'io. Se tante belle sensazioni con un altro bambino ho provato, immaginar nemmeno potrei l'amor che Natura per te mi ha dato.. «Per te io scriverei le poesie della mia vita - conclude Daniele nel diario - per te disegnerei del mondo la partita. Se occasione sol mi dessero di mostrarti la realtà, io ti donerei di certo ancor più felicità». Franceschi non ha fatto in tempo a conoscere suo figlio. Ora tocca a mamma Cira conservarne la memoria anche per il nipote. Da domani riparte la battaglia per la verità. Fuori dalla chiesa due striscioni dicono basta alle morti in carcere e «agli omicidi di Stato». Mentre viene annullata l'idea di un breve corteo fino al municipio con la salma portata a spalla e gli amici a suonare le canzoni più amate da Daniele. Ma forse, dopo settimane di martellamento mediatico, il silenzio che cala su questo ragazza viareggino è più naturale e giusto. Ma non sulla sua vicenda. Cira Antignano, uscendo dalla chiesa, ha concluso: «Non mi fermerò fino a quando avrò la forza di andare a avanti e credo nelle parole del ministro Frattini, che mi ha assicurato che seguirà la vicenda di Daniele con particolare attenzione». Viareggio lo spera.
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