La manifestazione
Come ti rinforzo la pensione
Matteo Tuccini
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PENSIONI. Utenti in fila all’Inps; a sinistra la sede della CgilRecuperati oltre 100mila euro di contributi arretrati
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VIAREGGIO. Avere dei conti in sospeso con lo Stato e non saperlo. Perché nella giungla delle leggi e delle sentenze che hanno cambiato questa o quell'altra interpretazione, è difficile trovare la bussola. Ma con un po' di pazienza, e grazie all'aiuto di chi sa fare il proprio mestiere ci si può riuscire. E così - tramite lo sportello Inca Cgil - nel 2009 ben 150 pensionati sono riusciti a recuperare in tutto oltre 100mila euro di contributi arretrati. Non si tratta di errori dell'Inps nel calcolo della pensione. Ma di aggiornamenti successivi legati a nuove norme, o anche di semplici dimenticanze. Che hanno fatto sì che molte persone abbiano riscosso per qualche tempo un assegno previdenziale inferiore a quanto gli spettava. E i casi di contributi persi per strada, recuperabili grazie a semplici domande da portare all'Istituto di previdenza, sono davvero tanti. Eccone alcuni, e il modo per rimediare. Maternità non lavorativa. Una delle occasioni più interessanti per il ricalcolo è stata introdotta nel 2001 e riguarda le donne che hanno avuto figli senza essere occupate. E che possono chiedere un accredito di 5 mesi di contribuzione per ogni maternità, anche se in quel periodo non stavano lavorando. Un vero e proprio congedo figurato che rimpiazza quello riconosciuto dal contratto di lavoro. Per poter usufruire di questa possibilità, però, bisogna avere come minimo 5 anni di contributi versati da lavoro dipendente. E il ricalcolo parte dal 2001. «Grazie a questa chance - afferma Paola Pirola, responsabile dell'ufficio Inca Cgil - siamo riusciti a far raggiungere la pensione a donne che prima non avevano sufficienti anni di contribuzione per maturarla. Infatti, ai 5 mesi che vengono riconosciuti gratuitamente per ciascun figlio, possono aggiungersene altri 6, pagando una cifra in più all'Inps». Contributi "spariti". Spesso e volentieri per errori di trascrizione delle imprese un lavoratore risulta avere più posizioni contributive. «Frequente è il caso dei doppi nomi - dice Paola Pirola - per cui una Giovanna Maria può risultare sia come Giovanna che come Maria, ma con codici fiscali diversi». E quando si vanno a fare le pratiche per la pensione, soltanto una parte dei contributi versati viene riconosciuta per il calcolo dell'assegno. Perché altri sono stati versati a favore di un altro nome. A quel punto che si fa? Si unificano le posizioni: in parole povere, si racimola tutto ciò che è stato versato all'Inps, disperso in vari rivoli, e si riporta sotto l'unico e legittimo titolare. Una pratica che di fatto consente di vedersi riconosciuto quanto dovuto. Esiste, però, anche il caso della pura evasione contributiva. Cioè il titolare dell'azienda vi ha pagato lo stipendio (almeno, questo è quanto ci si augura), ma non la previdenza. E allora si può chiedere il riscatto con un modulo specifico, presentando un documento dell'epoca del periodo di lavoro - in genere il libretto - che si intende riscattare. Ovviamente bisogna versare un importo che varia da persona a persona. Importante: la domanda non obbliga al pagamento. Se l'Inps mi chiede un riscatto che ritengo eccessivo, posso lasciar perdere. E il mio ex datore di lavoro se la cava così? No: si può promuovere una causa civile, anche se si parla di un impiego di molti anni fa. Artigiani e servizio militare. Gli autonomi devono prestare attenzione alla decorrenza, cioè all'avvio della liquidazione della previdenza. Gli ex apprendisti artigiani, invece, possono chiedere l'accredito gratuito per l'intera durata dell'apprendistato. E c'è un'altra opportunità che gli uomini spesso dimenticano: il servizio militare. Anche quello fa brodo.
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