Il Tirreno

Versilia

«Stop alle licenze di ristorante»

Luca Basile
Il ristorante Filippo nel centro storico
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Il ristorante Filippo nel centro storico

Anche per Filippo Di Bartola il centro è saturo

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 PIETRASANTA. Il Menù di San Martino, fiera di metà novembre in centro, Filippo di Bartola - anima del ristorante "Da Filippo", vetrina culinaria fra le più ricercate del centro storico, non ha intenzione di cancellarlo.  «Sia chiaro, nessuna polemica con gli altri colleghi. Prendo atto che quest'anno risulta impossibile, per noi ristoratori, condividere un programma, ma il sottoscritto un menù per San Martino lo ha già studiato ed è in proposta su internet. Fra l'altro, un anno fa, i riscontri furono positivi, ai clienti l'idea di un meno studiato per l'occasione era piaciuta. Vorrà dire, che sarò l'unico a farlo».  Ma il nodo della querelle, più che il San Martino, sembra essere l'inflazione di proposte, all'interno di Cenatown.  «Premesso, che trovo la definizione Cenatown poco simpatica per la nostra realtà gastronomica, non posso che essere d'accordo con Simone Andreano, de "Il Posto", quando dice che ci sono troppi ristoranti. Lo segnalo da tempo, urge una correzione di rotta. E il Comune farebbe bene, se la cosa fosse possibile, a sospendere il rilascio di nuove licenze. Del resto, il numero dei clienti, a parte determinati periodi, è quello; dividerselo in 30 attività è dura. Figuriamoci se, a questi, se ne aggiungono altri. E' vero che, alla fine, viene premiata la qualità, ma è ancor più vero che non bisogna esagerare. Personalmente, ad ogni modo, sono contento del mio lavoro. Finire sulle guide più importanti d'Italia e avere riconoscimenti, in termini di presenze, è gratificante per chi fa questo mestiere».  Simone Andreano parla, però, di ristoranti omologati, vincolati ad un cliché gastronomico.  «Ma la nostra proposta è questa e chi deroga rischia, come è successo, di chiudere. Il cliente - continua e spiega Filippo Di Bartola - cerca una certa pietanza, un certo modo di fare cucina e lo trova nel nostro centro storico; non vedo il problema. E anche l'allestimento è caratteristico della nostra zona. Poi, è chiaro, L'Enoteca è un riferimento per tutti e, se non ci fossero stati i Marcucci, oggi, credo, non ci sarebbe neanche questo fenomeno culinario. Il cliente, sempre più esigente, ha sostituito le serate fortemarmine con quelle a Pietrasanta; vuole un prodotto di qualità, che noi proviamo ad offrire, sempre e comunque. Detto questo, un centro cittadino non può vivere solo su ristoranti e bar; serve una significativa cornice commerciale d'assieme. E serve, ancora, che resistano, con le loro attività, i vecchi commercianti pietrasantini, vere anime di questo centro storico».

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