Toscana
«Piscine, nuove regole inaccettabili»
Matteo Tuccini
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BUFERA. Sopra, la piscina di uno stabilimento balneare. A destra, turisti in città (Foto darchivio) Alberghi e bagni chiedono la revisione del testo e una proroga per i lavori
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VIAREGGIO. «Ho già richiesto una consulenza tecnica all'azienda che ha installato la piscina nel nostro stabilimento, per capire quali erano gli interventi da fare con le nuove prescrizioni della Regione. La risposta? Non sanno neanche se siano possibili». Al telefono da Barcellona Carlo Monti, presidente della Sib Confcommercio, commenta quella che albergatori e balneari considerano un clamoroso dietrofront rispetto ai consueti proclami di aiuti al turismo. E cioè il nuovo regolamento regionale per le piscine, che equipara le strutture comunali a quelle delle strutture ricettive. Con una serie di vincoli e lacci, sia in termini di igiene che di sicurezza, che farebbero raddoppiare, se non triplicare, i costi di gestione. A quel punto, dicono gli imprenditori, meglio la chiusura. «Richieste irricevibili». La questione è stata sollevata da Federalberghi, il cui presidente toscano, il fortemarmino Paolo Corchia, ha puntato l'indice contro le nuove norme. E ora le richieste delle associazioni di categoria - inviate tramite una lettera alla Regione - sono di due tipi. Concedere alle attività una proroga di almeno un anno per i lavori, e rivedere molti punti del testo nelle riunioni tra funzionari, associazioni di categoria e imprenditori. A partire da oggi in un convegno a Montecatini Terme. «Un passo indietro da parte della Regione è ancora possibile - afferma Corchia - ma è l'assessore alla sanità Daniela Scaramuccia, competente in materia, a doversi mostrare disponibile. Serve un codice ad hoc per le piscine nelle strutture ricettive, diverse da quelle pubbliche: per noi queste prescrizioni sono irricevibili». «Testo lambiccato e incomprensibile». In effetti, secondo gli imprenditori, questo codice impone dei vincoli non solo molto costosi, ma anche tecnicamente difficili da eseguire, quando non impossibili. «Abbiamo presentato una serie di osservazioni puntuali alle norme - dice Beatrice Taccola, presidente degli albergatori viareggini - facendo presente che in questo modo si chiede un aumento del consumo di acqua, con possibili sprechi, e di sostanze chimiche. E c'è un'impennata dei consumi elettrici». Tra le richieste, infatti, c'è l'installazione di una serie di impianti per il controllo del flusso di acqua, tra filtraggio e riciclo, che vanno ad aggiungersi a quelli già esistenti. «Delle macchine complesse - commenta Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale di Fiba Confesercenti - il cui inserimento in strutture come bagni e alberghi è pesante». Numerosi anche i vincoli legati a dimensioni e distanze tra costruzioni. C'è poi la questione del personale di sorveglianza: minimo 3 persone. «Nell'articolo 21 del testo - dice Taccola - si profila un allestimento di personale e strutture mediche impressionante. Mi domando se i funzionari sapessero che negli alberghi ci sono già addetti alla sicurezza». «Un castello burocratico». «Il testo di questo regolamento è esemplificativo delle contraddizioni che vive oggi la sinistra - afferma Marina Staccioli, consigliere regionale della Lega Nord - Si parla tanto di semplificazione come strumento per il rilancio della piccola e media impresa e poi, in un regolamento che interessa proprio la piccola impresa, si impongono regole impossibili da rispettare, soprattutto in un contesto come quello odierno».
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