Il Tirreno

Versilia

I cento anni delle scuole Lambruschini

Paolo Fornaciari
Una foto storica delle scuole Raffaello Lambruschini di via Cavallotti a Viareggio
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Una foto storica delle scuole Raffaello Lambruschini di via Cavallotti a Viareggio

La nostra storia. Tensione in città all'inaugurazione ufficiale

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 VIAREGGIO. Cento anni fa, il 23 ottobre 1910, allora era domenica, fu inaugurato il nuovo edificio scolastico di Viareggio, realizzato in via Cavallotti, nell'"Orto dei Frati", su progetto dell'ingegner Goffredo Fantini. La scuola, che era stata intitolata al nome dell'insigne pedagogista toscano Raffaello Lambruschini, ospitava 16 aule ed era stata voluta per mettere ordine nel settore dell'edilizia scolastica, caratterizzata da locali di fortuna, in vecchi palazzi, o in granai e fienili mal riadattati.  La cerimonia di inaugurazione, che avrebbe dovuto essere un avvenimento importante per la crescita culturale della comunità, una giornata di festa tanto era l'interesse che animava tutta la cittadinanza, si tenne in un clima di accese polemiche, con l'edificio scolastico presidiato dalla forza pubblica, mobilitata per impedire alla popolazione e alle organizzazioni politiche e sindacali di parteciparvi.  L'inaugurazione. Le fasi di questa vicenda, quasi assurda, che vide, come sempre, la città reagire civilmente agli abusi e alle prepotenze del potere, fu il 13 ottobre. Il Commissario prefettizio Roberto Cassano, che amministrò Viareggio dall'8 luglio al 14 novembre 1910, considerato che il 24 ottobre iniziava l'anno scolastico, decise di inaugurare, il giorno prima, la nuova scuola. All'inaugurazione invitò un numero ristretto di persone: il deputato locale, onorevole Giovanni Montauti, il Prefetto Vigliani, il Provveditore Cavanna, l'ispettore scolastico Valgimigli, il direttore didattico Giuseppe Riccioni e pochi altri. Fu esclusa la cittadinanza e tutte le organizzazioni ed associazioni politiche, sindacali e culturali.  La motivazione ufficiale fu comunicata con questa breve nota: «Gli inviti sono stati mandati in numero ristretto, perché la festa, causa del cattivo tempo, si farà in un'aula del palazzo, nella quale non possono entrarvi molte persone. Nel pomeriggio, però, è data facoltà al popolo di recarsi a visitare il bellissimo locale, costruito su disegno dell'egregio ingegner Fantini».  Come si può dedurre la motivazione era quanto mai pretestuosa, basata esclusivamente su un ipotetico "cattivo tempo", previsto con oltre dieci giorni di anticipo.  La protesta popolare. Fu così che il popolo di Viareggio si mobilitò contro l'inaugurazione "clandestina". Domenica 23, alle ore 10, mentre all'interno si svolgeva la cerimonia, l'edificio scolastico fu circondato da una moltitudine di persone, trattenuta a stento dall'imponente schieramento della forza pubblica, formato da carabinieri e da guardie di finanza. Prima parlò il Commissario Cassano, poi, quando stava per prendere la parola il maestro Claudio Michetti, in rappresentanza del corpo insegnanti della nuova scuola, Eugenio Barsanti, esponente repubblicano, eludendo la vigilanza, riuscì ad introdursi nella scuola e ad interrompere la cerimonia. Prima che fosse allontanato dalla forza pubblica denunciò l'inqualificabile comportamento del Commissario Prefettizio.  Dopo l'interruzione, la cerimonia riprese regolarmente ed, al termine, i pochi partecipanti si allontanarono in carrozza, fra le proteste ed i fischi della folla che assediava letteralmente la scuola, alla volta del Grand Hotel Regina, dove si tenne un banchetto, offerto dall'amministrazione comunale. Per calmare lo sdegno della popolazione, il Barsanti tentò di prendere la parola, ma fu subito interrotto dal delegato di polizia.  In questo clima di tensione si concluse la mattinata, ma non la protesta.  Nelle prime ore del pomeriggio con un manifestino stampato in fretta e furia, la popolazione fu chiamata a raccolta per - si scrisse - «la vera inaugurazione» della scuola. Alle ore 16,30, una moltitudine di persone si radunò nuovamente in via Cavallotti, ma, nonostante le promesse di lasciar aperto l'edificio per essere visitato liberamente, non fu possibile entrare nella nuova scuola, poiché la polizia aveva chiuso i cancelli e tutti i portoni.  L'intervento della cavalleria.Allora Narciso Fontanini ed Eugenio Barsanti, da una finestra di una casa di fronte alla scuola, tentarono di parlare, per cercare di calmare i presenti, ma si oppose il delegato di polizia, che proibì ogni discorso «poiché privo di autorizzazione» e, senza alcun motivo, richiese l'intervento di un plotone di cavalleria, che fece schierare davanti ai cancelli di accesso al palazzo, per dare man forte ai numerosi carabinieri e alle guardie di finanza che già si trovavano sul posto.  Questo sproporzionato spiegamento di forza, anziché inasprire gli animi, fece quasi sorridere i viareggini che, non abituati a simili spettacoli, giudicarono quasi comica la massiccia mobilitazione delle forze dell'ordine.  Comunque, nonostante il divieto, la folla ebbe modo di ascoltare ed approvare, con grandi applausi, un ordine del giorno, letto da Ovidio Canova: «Il popolo viareggino indignato, protesta contro l'inqualificabile atto di violenza dispotica commesso dal Commissario Prefettizio, il quale ha oggi inaugurato, alla sola presenza di poche autorità, l'edificio scolastico, aspirazione legittima del popolo, a cui è stata preclusa l'entrata nell'edificio».  Dopo di che, la folla si disperse pacificamente. Poi fino a sera, si parlò dello spiegamento della forza pubblica voluto dalle autorità e, nei giorni che seguirono, si registrarono prese di posizione delle associazioni politiche e sindacali, che trovarono ampia eco sulla stampa e non solo locale.  Così l'inaugurazione della nuova scuola ebbe tutta quella pubblicità, che il Commissario Cassano aveva cercato, in ogni modo, di evitare.

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