Il Tirreno

Versilia

I bagni diventano ristoranti

Marco Pomella
I bagni diventano ristoranti

Almeno 5 stabilimenti chiederanno una nuova licenza

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LIDO. Sarebbero tra 5 e 10 le attività del lungomare di Lido disposte a trasformare la propria licenza e mettere mano alle proprie strutture con investimenti importanti. Non più snack bar e punti-ristoro legati allo stabilimento balneare, ma ristoranti al 100%. Un'idea che trova l'ok di massima del sindaco Giampaolo Bertola. «Per la prossima stagione estiva, però - avverte il primo cittadino - nessun occhio di riguardo: chi sbaglia paga». Multe salate, s'intende.  Meno di una settimana fa la Confesercenti, con un parere alla mano firmato dal dirigente al commercio della Regione Toscana, aveva ribadito che «le attività legate agli stabilimenti possono vendere solo ai propri clienti».  Insomma, un panino e un insalata forniti al bagnante vanno bene, ma una cena con decine e decine di commensali, magari quando il bagno è giù chiuso, no.  Ma negli stessi giorni i 98 bagni di Lido si sono riuniti per discutere dell'argomento.  «Le normative regionali - dice il loro presidente, Luca Petrucci - le conoscevamo già. E abbiamo sempre sostenuto che le regole vanno rispettate: per tutta l'estate l'abbiamo ripetuto ai nostri iscritti, chiedendo ad esempio di rimuovere le insegne pubblicitarie».  E anche nel corso dell'ultima riunione è stato ribadito che le regole sono chiare. Agli stabilimenti che, però, negli ultimi anni avevano "potenziato" il settore ristorazione sarà data un via di fuga, per mettere forse la parola fine alla guerra dello spaghetto di Lido.  «Già l'ex assessore Micheli - dice Petrucci - aveva aperto alla possibilità di trasformare le licenze C in licenze A, ossia per la ristorazione in senso stretto. Ovviamente i ristoranti sul mare che vorranno farlo dovranno adeguare anche la struttura con gli standard delle cucine, gli spazi per gli spogliatoi, i servizi igienici e via dicendo. Cinque bagni hanno già detto di volerlo fare. Altri cinque sono seriamente interessati. Ma non escludo - dice Petrucci - che se questa possibilità sarà estesa potrebbero aderire molti altri. Il tutto prima della prossima estate».  Per tutti gli altri non resterà altro da fare che adeguarsi alle normative: somministrare cibi e bevande solo a chi frequenta le spiagge. «Sarebbe - conclude il presidente dei balneari - una soluzione di buon senso. Noi le guerre non le abbiamo mai volute».  Anche il sindaco Giampaolo Bertola apre a questa possibilità, con i dovuti distinguo.  «Nel rispetto delle normative regionali e del nostro regolamento del commercio - dice Giampaolo Bertola - non avrei da obiettare se alcuni di questi "ristoranti" chiedessero il cambio di licenza. Ma sia ben chiaro: il prossimo anno terremo entrambi gli occhi ben aperti, chi sgarra paga. Non è tollerabile trovare lungo la passeggiata di Lido, come è successo questa estate, cartelli che pubblicizzano "pranzi di lavoro" all'interno di stabilimenti balneari».

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