Gioco
Andare al lavoro, la mia montagna da scalare
Samanta Baccheschi
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DISAVVENTURE. Un viaggiatore aspetta il treno Carrozze piene e coincidenze da rispettare: cronaca di un viaggio in treno
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Si è parlato molto dei disservizi che quotidianamente subiscono i viaggiatori dei treni. Vorrei esprimere una mia testimonianza, visto che da alcuni mesi faccio la pendolare tra Viareggio, dove vivo, e Livorno, dove lavoro. Spesso mi sento dire da amici e conoscenti: "Che bello deve essere andare a lavorare in treno... Ti puoi rilassare, leggere un giornale, fare conversazione, senza lo stress della guida!". Beh, la realtà è un po' diversa... Ecco la cronaca di una mia giornata. Ore 7,55: sono sulla banchina della stazione. Con me, un centinaio tra studenti, impiegati, operai. Sta arrivando, in ritardo, il treno da Spezia. Pieno come un uovo. Si aprono le porte, una muraglia umana si accalca, è il delirio. Io sono in divisa d'ordinanza: scarpe da trekking, rampini, corda da arrampicata. Quei gradini sono il K2. Ore 8,05: sono dentro. O meglio siamo dentro: circa venti persone in due metri quadri. Con un gesto fulmineo mi libero degli scarponi. Ora sono con scarpette da ballerina. Prima posizione, seconda, ed eccomi sulle punte. Ora devo solo resistere altri venti minuti. Ore 8,20: con un ritardo abissale, eccoci a Pisa Centrale, binario uno. Ho solo due minuti per prendere il treno per Livorno... binario 12. Ed ecco il colpo di genio. Indosso le sneakers di ultima generazione e scatto. Cerco di sfruttare la scia, mi libero dei fardelli. Lancio in aria il giornale, la busta del pranzo, la giacca. Salgo le scale, il treno sta per partire... ce la faccio, stavolta per un secondo! Detta così può sembrare anche divertente. Ma vi assicuro che non lo è.
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