Il Tirreno

Versilia

«Ridateci lo sgambatoio»

Simone Pierotti
«Ridateci lo sgambatoio»

La protesta di padroni e cani al campo di Aviazione

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VIAREGGIO. Non importa se verranno riaperti i cancelli allo sgambatoio per cani in via Indipendenza o se vedrà la luce un altro, magari nella vicinissima Pineta di Levante: l'importante è si trovi una soluzione. E anche in fretta. La invocano alcuni abitanti del quartiere ex Campo d'Aviazione che ieri mattina si sono resi protagonisti di una singolare protesta: in compagnia dei loro amici a quattro zampe si sono riuniti davanti allo sgambatoio di via Indipendenza, chiuso definitivamente da tre mesi.  All'iniziativa hanno preso parte circa venti persone e tra queste Romina Cortopassi, consigliera comunale: l'esponente de la Sinistra/l'Arcobaleno ha sempre avuto a cuore la questione dello sgambatoio, come dimostrano due diverse interrogazioni presentate nella massima assemblea cittadina. «Lo sgambatoio è stato chiuso la scorsa estate a causa del ritrovamento di mangime avvelenato - spiega Cortopassi - o così sembrerebbe. Stando alle parole dell'assessore Fantoni, però, l'area sarebbe stata bonificata. Perché è ancora chiuso?». Una domanda che anche alcuni padroni dei cani hanno rivolto a Fantoni stesso. Il quale ha rimandato a Vincenzo Strippoli, comandante della polizia municipale, indicato come il responsabile della gestione della vicenda: il capo dei vigili urbani, tuttavia, pare restio a riaprire l'area per il timore che i cani vengano nuovamente avvelenati.  La storia di questo sgambatoio è infatti più volte legata al ritrovamento di cibo sospetto: «Tre anni fa fu effettivamente lasciato del mangime cui era stato aggiunto veleno per lumache» racconta Chiara Giorgi. Ma sono in molti a pensare che gli altri segnali d'allarme erano infondati e che, semmai, erano da leggersi come un avvertimento a non portare a spasso i cani in quella zona: «Sono la prima a dire che il Comune ha problemi ben più gravi a cui pensare - prosegue Chiara - ma possibile che non si trovi una soluzione? Veniamoci incontro, regolamentiamo diversamente le ore di accesso o spostiamoci in pineta. Facciamo, però, qualcosa». «Sicuramente non siamo graditi dal vicinato - osserva amaramente Sandra Bianchi - nemmeno il tempo di arrivare e subito qualcuno ci intimava di andarcene. Comunque non fatevi ingannare: stamani (ieri, ndr) eravamo tanti, ma non ci sono mai stati più di tre-quattro cani contemporaneamente».  Daniela Dossena riesce a contenere la vivacità dei suoi quattro cocker, ma non la rabbia per quanto sta accadendo: «Non mancano i disagi: per me, per gli altri padroni e per i nostri cani, costretti a passeggiare in spazi dove non sarebbe consentito. Eppure siamo stati in più di 600 a firmare contro la chiusura dello sgambatoio: possibile che abbiano più voce in capitolo due abitanti del palazzo che, come si affacciano dalla finestra, chiamano la Digos?».

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