Talenti. Esce nelle sale Figli delle stelle, film scritto dal versiliese Michele Pellegrini
«Ecco la mia commedia all'italiana»
M.T.
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SCRITTORE. Michele Pellegrini 2 MINUTI DI LETTURA
FORTE. Trentenni e quarantenni precari, che vorrebbero fare la rivoluzione. Ma sono così cialtroni da rapire la persona sbagliata. Sono i protagonisti di «una commedia all'italiana di quelle doc, ma aggiornata ai giorni nostri». Parola di Michele Pellegrini, 35enne fortemarmino, cosceneggiatore del film "Figli delle stelle" in uscita venerdì nelle sale nazionali. Nel cast ci sono tante belle facce del nostro cinema, attori di qualità e con un'ottima presa sul grande pubblico: da Fabio Volo a Pierfrancesco Favino, passando per Claudia Pandolfi, Giorgio Tirabassi, Paolo Sassanelli e Giuseppe Battiston. La regia è di Lucio Pellegrini, già autore del divertentissimo "E allora mambo!" e autore del copione assieme a Michele e a un altro toscanaccio, Francesco Cenni. «C'è tutto per far bene - dice Michele - attori bravi e una storia che parla di noi. Una generazione che si barcamena tra un lavoro e l'altro, si indigna per le morti bianche, avrebbe quasi voglia di fare la rivoluzione ma fallisce miseramente. Siamo troppo cialtroni». «I percorsi della vita». Michele Pellegrini è un talento vero, di quelli che prima di imboccare la strada giusta cozzano un bel po'. «Ho avuto una pessima esperienza alle superiori - racconta divertito - ho scelto ragioneria e sono stato bocciato due volte. Poi, dopo aver preso un faticosissimo diploma, me ne sono andato al Dams di Bologna». Dopo l'università ecco la svolta: fa l'esame per il Centro sperimentale di cinematografia di Roma e lo prendono. Lì, nel cuore dell'impero, conosce e si fa apprezzare dal meglio del meglio, a partire dallo sceneggiatore Stefano Rulli (con Sandro Petraglia autore di "La meglio gioventù"). Vince il premio Solinas a 24 anni e comincia a lavorare. Negli ultimi anni ha firmato la sceneggiatura di alcune delle pellicole più fresche - nel senso migliore del termine - del nostro cinema, da "Non pensarci" di Gianni Zanasi a "Nessuna qualità agli eroi" di Paolo Franchi. «Ho avuto una fortuna sfacciata, lo ammetto - dice - posso alzarmi a che ora voglio, leggere e scrivere tutto il giorno. È il lavoro che sognavo e che mi rende felice. Ma poi mi guardo intorno e vedo che ci sono persone brave come e forse più di me, che faticano a racimolare qualcosa. Per questo sto coi piedi per terra. E resto versiliese al 100 per cento, anche se vivo a Roma».
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