Il dolore
Stadio dei Pini, così non va
Simone Pierotti
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Sopra, da sinistra, il sindaco Lunardini con Stefano Dinelli; a lato, lo stadio del futuro È l'unico punto di contatto tra sì e no al nuovo progetto
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VIAREGGIO. Il nuovo stadio? Alla città sembrerebbe non interessare così tanto. E non parliamo della sua realizzazione, quanto proprio della discussione circa la necessità o meno di costruirlo. Queste le sensazioni che ha lasciato l'incontro-confronto di ieri mattina al circolo Il fienile, organizzato dal Movimento per i cittadini guidato da Massimiliano Baldini (nella foto). Un incontro snobbato prima di tutto dall'amministrazione comunale (forse un boicottaggio nei confronti di Baldini stesso, in aperto contrasto con i vertici cittadini del Pdl?). E, soprattutto, dai viareggini: appena una sessantina i presenti. Tra questi non figuravano il presidente dell'Esperia Viareggio Stefano Dinelli (assente per impegni già concordati: in rappresentanza della società bianconera è intervenuto il suo vice Mirko Lippi) e Alessandro Palagi, numero uno del Cgc Viareggio la cui presenza pareva sicura e che, invece, ha deciso di non mandare nessuno dal suo entourage. Ne è nato, così, un incontro dove le due fazioni non hanno fatto altro che riproporre i rispettivi cavalli di battaglia. Stadio da rifare. L'unico punto di convergenza tra favorevoli e contrari: la casa dell'Esperia, così come è nelle attuali condizioni, non va. Un intervento, dunque, si renderà necessario. Da valutare ancora se sarà una semplice ristrutturazione, magari senza intaccare la pista di atletica, o una vera e propria costruzione ex novo con tanto di albergo, centro di riabilitazione medica e negozi. Perché sì. Uno stadio interamente di proprietà dell'Esperia Viareggio consentirebbe alla società presieduta da Stefano Dinelli di reperire nuove risorse economiche per continuare a competere ad alti livelli - la Prima Divisione, è stato detto, resta pur sempre la terza serie nazionale - e, dunque, proseguire l'attività sportiva. Al tempo stesso, liberebbe l'amministrazione comunale delle spese di manutenzione dell'attuale impianto, inadeguato e non a norma, stimate in 600mila euro all'anno. La proposta dell'Esperia («Fino a quando non ci sarà un regolarmento urbanistico non si potrà parlare di vero e proprio progetto» precisa Mirko Lippi) va ad inserirsi in una tendenza sempre più diffusa nel mondo del calcio, ovvero stadi privatizzati e arricchiti di attività commerciali. Una soluzione che, nel caso di Viareggio, creerebbe 350 posti di lavoro e consentirebbe di investire su turismo sportivo e grandi manifestazioni. Perché no. «Tutte le attività vengono collocate in Darsena, un uovo oramai pieno e saturo - è la posizione di Antonio Dalle Mura dell'associazione Italia Nostra - va razionalizzato il traffico, ma in direzione nord-sud e non est-ovest». Il riferimento, neanche tanto velato, è all'asse di penetrazione. Un intervento consistente («Verrebbero tagliate almeno cento piante - dice Giancarlo Lunardi, presidente dell'Ente Parco di San Rossore - e, secondo alcuni studi del Comune di Viareggio, questa arteria avrebbe un'incidenza negativa sulla pineta») che la fazione dei contrari giudica strettamente connessa alla realizzazione dello stadio. Altra scelta contestata lo smantellamento della pista d'atletica («Si può collocare allo stadio Ferracci di Torre del Lago, è un'idea» replica immediatamente Mirko Lippi), che causerebbe la dispersione di centometristi e lanciatori del giavellotto. Ma alla città, tutto ciò, quanto interessa realmente?
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