Sicurezza
Sla, i casi di Rosata e Orlandi
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Da sinistra, Roberto Baggio con Stefano Borgonovo, ex calciatore malato di Sla Convegno e testimonianze: «Non lasciate sole le famiglie»
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VIAREGGIO. I casi più celebri hanno riguardato gli ex calciatori Andrea Signorini e, in tempi recenti, Stefano Borgonovo. E, come loro, tanti altri assi del pallone. Ma la sclerosi arteriale amiotrofica (Sla), meglio nota negli ambienti sportivi come morbo di Lou Gehrig, leggenda del baseball, colpisce anche un esercito di illustri sconosciuti. Pure Viareggio ha le sue storie da raccontare. Venerdì si è svolto presso la casa di cura Barbantini un convegno sulla Sla per conoscerla più da vicino. E la parte più toccante della giornata è stata la testimonianza diretta dei casi viareggini. Due storie diverse, quelle di Andrea Orlandi e Marco Rosata: al primo, padre del campione di hockey su pista Alberto, è stata diagnosticata la malattia nel 2006 ed oggi ha 62 anni, mentre Rosata ne aveva appena 34 quando la Sla si è accanita su di lui. Due storie diverse accomunate, però, dal percorso a ostacoli che quotidianamente si trovano ad affrontare, come raccontano le mogli. «Il bisogno più importante è di non essere lasciati soli - dice Edy Tofanelli, consorte di Orlandi - i malati di Sla necessitano di una vera e propria equipe, dal neurologo al nutrizionista passando per psicologo e pneumologo. Il paziente andrebbe seguito costantemente, attraverso controlli periodici, sia a casa sia quando è ricoverato in ospedale: purtroppo è capitato più di una volta che Andrea venisse trasportato a bordo di ambulanze sprovviste di corrente elettrica. La Regione Toscana ci dà un sussidio, sufficiente però soltanto per garantirci la badante tutti i giorni ma non per l'intera durata del giorno». La signora Cinzia, moglie di Marco Rosata, si augura che «gli altri malati di Sla non subiscano il nostro stesso calvario. Sono stati anni di dure battaglie, in cui più volte ci siamo scontrati con una burocrazia che prevedeva l'assistenza mattutina solamente alle persone con più di 65 anni di età». La Sla è un morbo particolare perché non presenta caratteristiche identiche in tutti i suoi malati: ognuno ha le sue peculiarità. Per questo ci vorrebbero percorsi ad hoc che «purtroppo non ci vengono indicati dall'ospedale: dobbiamo arrabattarci per conto nostro. Ci vogliono ausili e medicinali specifici che abbiamo dovuto trovare da noi nei centri specializzati». Marco giocava a calcio, a livello amatoriale. Nella malattia, però, non esistono serie A e serie B. Ognuno merita la stessa attenzione, sia che abbia giocato in campi di periferia, sia che abbia calpestato l'erba di San Siro. S.P.
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