Il Tirreno

Versilia

Il caso. Il trentacinquenne viareggino è deceduto nel carcere di Grasse. La madre scrive a Carla Bruni

«Presidente Sarkozy, sciolga i dubbi»

Luca Lunardini   sindaco di Viareggio
Luca Lunardini
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Luca Lunardini

Sulla morte di Daniele Franceschi la lettera del sindaco Lunardini all'Eliseo

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 VIAREGGIO. Caro presidente, ti scrivo. Per dirti che quella fine in carcere e quel corpo tornato a casa così malconcio lasciano troppi dubbi. È il senso della lettera che il sindaco Lunardini ha inviato ieri al presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, in merito al caso di Daniele Franceschi, morto nel carcere di Grasse a soli 35 anni. La madre di Daniele, Cira Antignano, ha invece scritto alla consorte del presidente, l'italiana Carla Bruni. Raccontando la fine del figlio ed il trattamento da lei stessa ricevuto qualche giorno fa.  Gentilissimo Presidente,  le scrivo a nome e per conto della città di Viareggio, della quale mi onoro di essere sindaco, per portarLa a conoscenza di una circostanza che addolora, disorienta e allarma tutta la comunità viareggina.  Poco meno di due mesi fa, il 25 agosto, decedeva in circostanze oscure, nel carcere di Grasse, il giovane concittadino Daniele Franceschi di 35 anni. Era stato arrestato nel marzo precedente con l'accusa di aver utilizzato carte di credito clonate in un Casinò francese. Non sono un giurista né un esperto in diritto internazionale e non dubito, né voglio farlo, che la legge sia stata sempre rispettata, ma dopo cinque mesi e mezzo di carcere il ragazzo non era stato ancora sottoposto a giudizio e ora potrà essere sottoposto solo ad altra giustizia, non fatta di codici e cavilli.  Resta di lui il ricordo doloroso di una madre straziata a cui è stato impedito di rivedere le spoglie del figlio fatti salvi pochi secondi di una misera, piccola, porzione di un livido viso. Un ricordo sostenuto da lettere inviate in quei quasi sei mesi ai propri cari dove si racconta di un clima di sopruso e discriminazione in quei corridoi e in quelle celle.  Una morte che suscita dubbi e riserve sulle sue cause, sulle incerte modalità di comunicazione con iniziali esitazioni perfino sulla data del decesso, per l'impossibilità a vedere la salma da parte dei familiari ma anche dei periti di parte. Una foschia di informazioni sulla quale solo l'intervento della diplomazia italiana ai suoi massimi livelli ha permesso di porre attenzione.  Giovedì 14 ottobre, ciò che resta del giovane Daniele è finalmente tornato all'affetto dei suoi cari e della sua Città. Con un dubbio, che si potrebbe aggiungere agli altri dubbi: un povero corpo non conservato secondo le riconosciute regole della buona medicina legale, su cui risulta difficile, per non dire impossibile, qualsiasi altra perizia di parte.  Ed oggi una madre lacerata dal dolore chiede risposte per poter infine piangere in pace il proprio figlio.  Gentile presidente, io voglio, vogliamo tutti, conservare la fiducia nella giustizia francese, nazione maestra di libertà e democrazia.  Presidente, ce lo permetta.

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