Attenzione
«Mio figlio? Non è un testone»
Matteo Tuccini
I genitori di un dislessico raccontano il loro calvario a scuola
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FORTE. «E ora diteglielo voi alla maestra che non è colpa mia». Francesco, terza elementare, capisce per la prima volta di non essere sbagliato. I suoi genitori gli hanno appena spiegato come mai leggere per lui sia un'impresa durissima, e perché gli riesca così difficile fare i conti. «Non sono un capoccione, non è vero che non ho voglia di studiare», si era sempre difeso. E ora alcuni grandi, almeno quelli più importanti per lui, lo avevano capito. Il limite di Francesco era, ed è tutt'ora che frequenta la prima superiore, un disturbo dell'apprendimento: la dislessia. Un fenomeno che colpisce molte persone, e che troppo spesso viene sottovalutato, soprattutto dai docenti. Ora, però, i genitori si mobilitano. Hanno creato un'associazione in Versilia, forti del fatto che il Parlamento ha approvato di recente una legge che tutela questi ragazzi. «La legge - spiegano Stefano e Lisa, i genitori di Francesco - toglie ogni giustificazione agli scettici, e punta ad eliminare gli ostacoli che hanno dovuto affrontare tante famiglie, compresa la nostra. Si prevedono percorsi didattici speciali e una riabilitazione che deve avvenire non solo con i dottori, ma anche in aula». Che cos'è. Si chiamano, in termine tecnico, Dsa o disturbi specifici dell'apprendimento. E vanno dalla dislessia, cioè la difficoltà estrema nella lettura, alla discalculia che significa avere problemi con i numeri. Ma ci sono anche disturbi che riguardano l'ortografia e la capacità di disegnare. Non si tratta di una limitazione all'intelligenza, che anzi può essere molto sviluppata. Ma questo pochi insegnanti sembrano capirlo. «Con rare eccezioni, il percorso scolastico di nostro figlio è stato un calvario, per lui e per noi - raccontano Stefano e Lisa, originari di Forte - le medie, in particolare, sono state un incubo. E noi siamo stati, per certi versi, fortunati: la diagnosi è arrivata in fretta». Percorso difficile. In terza elementare, come detto, si notano i primi problemi. E il bambino viene sottoposto alla visita del neuropsichiatra infantile. Dopo tre mesi la diagnosi: soffre di discalculia e in parte di dislessia. Stefano e Lisa portano la documentazione alla scuola, e nel frattempo per il loro figlio inizia la terapia con i dottori dell'Asl. «I docenti non avevano idea di cosa fare - dicono - chiudevano un occhio e se andava bene gli davano il 6 politico. Senza aiutarlo minimamente». Ma il peggio avviene alle scuole medie. «Nonostante la psicomotricista dell'Asl che seguiva il ragazzo si recasse periodicamente a scuola per spiegare agli insegnanti come dovevano comportarsi - affermano - ad esempio valorizzando di più le prove orali a dispetto dello scritto, quasi tutti facevano orecchie da mercante. Noi che chiedevamo aiuto venivamo trattati come dei rompiscatole. E per Francesco era durissima. Una volta, durante un compito, è stato messo fuori dall'aula con il libro aperto: un'umiliazione incredibile. Oltre a seguirlo giorno per giorno per aiutarlo a fare i compiti, abbiamo dovuto anche assumere un insegnante di sostegno». L'associazione. Per promuovere la conoscenza della dislessia è nata a Pietrasanta l'associazione Osd. Per info: 333 7583235, 335 7713251.
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