Finanza
Briatore perde il processo
Paolo Lombardi
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Al TWIGA. Un sorridente Briatore con Adriano GallianiAssolto l'ex direttore accusato di aver rubato al Twiga
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PIETRASANTA. I migliori anni del Twiga, quelli che vanno dal 2002 al 2006, finiti con un processo per una storia di assegni spariti (ma in realtà non era così, secondo il giudice). Ma per Carlo Costa, ex direttore del locale di Briatore, Lippi, Brosio e Santanchè, la vicenda è finita bene. Il giudice del Tribunale di Viareggio, Nidia Genovese, lo ha assolto dalla infamante accusa di avere sottratto ingenti assegni alla Mammamia, la società titolare del locale più trendy della costa. «Sono contento che sia finita così - spiega lo stesso Costa, a fine processo il suo accento del Piemonte del sud - io che ero amico di Flavio Briatore e fu lui a chiamarmi a dirigere il Twiga nel 2002. Era stato aperto nell'estate del 2001, ma il locale non aveva mai ingranato e, così pensò a me per mettere le cose in carreggiata». Costa si definisce ex amico di Briatore. «Sono di Cuneo anch'io, come Flavio e come Daniela Santanchè. Sono più giovane di Briatore, che consideravo un amico, ma anche un idolo. Quando mi chiamò al Twiga, arrivai con entusiasmo e furono stagioni anche quelle entusiasmanti. Stabilimmo una cifra per il mio stipendio e si partì. In quegli anni dovetti anche subire delle inchieste penali, proprio come responsabile del locale, per alcuni abusi edilizi e per i problemi di capienza del locale». Nel 2006 arriva il divorzio. «Briatore, perchè il vero capo del locale è lui, decise che il mio tempo era finito e mi licenziò. Futili motivi, a mio pensare. Io trattai con il commercialista del locale per avere tutti i soldi che mi spettavano. Si trattava di 38 mensilità a 6500 euro, più le ferie e altri soldi di liquidazione». Alla fine, secondo il racconto fatto dallo stesso Costa, lui ricevette due assegni: uno da 247 mila euro e l'altro da 75mila. Erano una sorta di pegno, in attesa di definire tutte le pendenze. «Io attesi un anno e poi incassai gli assegni. Che nel frattempo la società li aveva denunciati, come smarriti. Così mi è arrivata l'accusa di avere proditoriamente sottrato quegli assegni». Così inizia l'inchiesta ed il rinvio a giudizio. «Ci furono dei soci del locale che mi mostrarono la loro solidarietà in privato, ma intanto il processo andava avanti e non era facile per me». A salvare Costa è stato un testimone inatteso, che aveva assistito al colloquio fra lui ed i vertici del locale. E così arriva, giovedì a Viareggio, l'assoluzione perchè il fatto non sussiste. Grande soddisfazione per Costa, che ora medita una controquerela, magari per calunnia. Ringraziando i suoi avvocati che lo hanno assistito e confessando che l'assoluzione non gli ha certo cancellata l'amarezza che si porta da quel 21 gennaio del 2006, quando «il tribula», così nella provincia grande chiamavano il geometra Briatore, lo licenziò dal suo Twiga.
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