Il Tirreno

Versilia

«La barca era guidata da Ciampi»

M.T.
<b>TRAGEDIA.</b> La disperazione di Fulvio Del Pistoia dopo l&#146;incidente
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TRAGEDIA. La disperazione di Fulvio Del Pistoia dopo l’incidente

Tragedia del lago, la difesa di Del Pistoia rilancia

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 VIAREGGIO. «Mio marito e Dino Ciampi si sentirono al telefono quella sera, prima di uscire con la barca. Io li ascoltai mentre si davano appuntamento e litigai con Fulvio, perché volevo che stesse a casa con me e nostra figlia di 13 mesi. Ma lui mi disse di stare tranquilla: "Vado in lago col Travel di Dino, entro un'ora sono di nuovo qui". E mi calmai».  Così la moglie di Fulvio Del Pistoia, Laura Fontani, inizia la sua ricostruzione della tremenda notte tra il 16 e il 17 giugno 2005. Poche ore dopo quella telefonata, anziché rientrare a casa, Del Pistoia avrebbe assistito alla morte di due suoi amici, annegati nel Massaciuccoli: lo stesso Dino Ciampi e Luigi Pescaglini.  Una tragedia che ancora a 5 anni dall'accaduto vede il vigile urbano, unico superstite, imputato in un processo: omicidio colposo, ricettazione e violazione delle norme sulla navigazione i capi d'accusa. Secondo la Procura, infatti, quella sera i tre avrebbero trasportato su una barchetta oggetti rubati da alcune baracchine sugli argini del lago, prima di rovesciarsi in acqua per il peso eccessivo e per l'imprudenza dell'imputato, che si sarebbe trovato alla guida.  La linea della difesa. Ieri in tribunale sono stati ascoltati i testimoni della difesa, tra cui appunto la moglie del vigile, Laura Fontani, e la suocera Roberta Pandolfini. Tutte le testimonianze hanno convertito su alcuni punti fondamentali, a partire dal fatto che a guidare la barca, secondo la difesa, quella notte fu Dino Ciampi. «Tant'è vero - sostiene Roberta Pandolfini - che Fulvio fu costretto a prestargli il suo giubbetto perché soffriva un po' di freddo, nella posizione di guida». Una linea che tende a smentire la deposizione della vedova di Ciampi, Giuseppina Del Corto, che ha sostenuto di aver ascoltato più volte dalla bocca di Del Pistoia che era stato lui a condurre il natante.  Inoltre, sempre secondo i testi forniti dai legali del vigile urbano, la barca con cui i tre uscirono non era di Del Pistoia, bensì era in comproprietà tra Ciampi e altre due persone, Mauro Antongiovanni e Riccardo Musetti, quest'ultimo chiamato a deporre. Musetti, in particolare, ha affermato che il motore stesso del barchino (un 25 cavalli) era di proprietà di Ciampi.  Un altro particolare non da poco riguarda il possesso delle chiavi delle Darsene. Che - secondo i testi sentiti ieri - era piuttosto diffuso.  «Un'onda ci è venuta addosso». Sulla dinamica dell'accaduto la linea degli avvocati difensori Enrico Marzaduri e Giorgio Paolini non si discosta da quanto affermato più volte in aula. «Mio marito - dice Laura Fontani - mi raccontò tutto non appena fu in grado di riprendersi in parte dallo stato di shock. E mi parlò di una grossa imbarcazione, spuntata dal buio, che si stava dirigendo verso di loro a grande velocità. Per evitarli questo mezzo fece una virata che causò un'onda molto potente. A quel punto il barchino su cui si trovavano loro si rovesciò. Finiti in acqua, mio marito mi disse che voleva convincere gli altri due a rimanere vicini alla barca, ma poi i due si misero a nuotare. Fulvio perse di vista Pescaglini quasi subito, mentre Dino era più vicino: a un tratto, notando che era in difficoltà, si è avvicinato per aiutarlo. Cercava di tenerlo per il giubbetto che lui stesso gli aveva prestato, ma ad un tratto lo ha perso. E non l'ha più visto».  La prossima udienza è stata fissata il 16 marzo alle 11.

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